Fiorenza Calogero a Napoli, Nun Tardare Sole scritto e arrangiato da Enzo Avitabile

Il 22 settembre, alle ore 21, presso il Museo Filangieri di Napoli nell’ambito del Festival “Imago mundi: feste e santi della città di Napoli” con la direzione artistica di Giulio Baffi, imperdibile “NUN TARDARE SOLE” il grande concerto della straordinaria Fiorenza Calogero accompagnata da Marcello Vitale, Gianni La Marca e Laura Paolillo. Compostezza e sensualità, pudore e sfrontatezza, intensità e leggerezza, sono le cifre che caratterizzano la vocalità di Fiorenza Calogero, cantante e interprete stabiese. Con “Nun tardare sole”, interamente scritto e arrangiato da Enzo Avitabile, Fiorenza raggiunge la pienezza della sua espressività. Nella sua carriera, ricca di illustri collaborazioni, la cantante ha spaziato in generi musicali diversi, dalla musica napoletana – Roberto De Simone l’ha voluta ne “La gatta Cenerentola” e “Li turchi viaggiano” – alla musica jazz. È stata ambasciatrice della musica napoletana negli Stati Uniti nel 2007 al Columbus Day di New York, ha lavorato con John Turturro nell’entusia- smante “Passione” (nella scena delle Lavandaie del Vomero). Con Enzo Avitabile aveva già collaborato nel film biografico “Enzo Avitabile Music Life” del 2011, diretto dal regista premio Oscar Jonathan Demme. “Nun tardare sole” è il quarto CD della Calogero, dopo “Fioreincanto” del 2007, “Fiorenza” del 2009 e “Sotto il vestito… Napoli”, uscito nel 2011, e realizzato con il pianista jazz Lorenzo Hengeller. Nei dodici brani, che compongono una raccolta dalle scelte estetiche coerenti fino in fondo, risaltano elementi di grande bellezza. Impossibile non cogliere la ricchezza di sfumature del canto: voce brillante, intensa, ammaliante, sussurrata, sospirata che Fiorenza usa con sapienza e consapevolezza. Arrangiamenti che si rifanno alla musica antica e allo stesso tempo sono contemporanei, sobri ma non scarni, essenziali ma ricchi di sonorità, che danno profondità alla vocalità della cantante. Marcello Vitale alla chitarra battente scandisce ritmicamente ogni istante del concerto, mentre Rodney Prada alla viola da gamba spazia tra sonorità cangianti, da brillanti a scure. Oltre a tutto ciò, la raffinatezza e la musicalità dei testi napoletani di Avitabile sono un ulteriore elemento che va a comporre la compiutezza dello spettacolo. In dodici brani misurati e affascinanti, tra i quali dieci originali, più i due classici della musica napoletana: “Lu cardillo” e “Uocchie c’arraggiunate”, si realizza una riscrittura ‘altra’ della canzone napoletana, scevra da stereotipi e oleografie, che riporta alla mente “Napoletana”, con cui Avitabile si aggiudicò la Targa Tenco nel 2009. Di quell’album ritroviamo due brani, “Sango e grano” e “Canto ‘e primmavera”, che rappresentano i vertici del concerto della Calogero. Nel suo ultimo album Fiorenza realizza collaborazioni: con le voci di Pino de Vittorio in “‘A carità”, di Cristina Branco in “Lu cardillo”, della cinese (della Mongolia interna) Urna ChaharTugchi in “Uocchie c’arraggiunate”, dello stesso Avitabile in “Sango e grano” e “Tre fronne e tre ciuri”. Si incontrano anche gli strumentali “Megaris”, featuring il chitarrista flamenco Carlos Piñana, e “Angelo et liuto”, con in primo piano Marcello Vitale. Mettere a nudo l’anima sembra essere l’intento, molto ben riuscito, del connubio Avitabile-Calogero e la malinconia, che ha profondamente contrassegnato il già citato “Napoletana” di Avitabile, accompagna pure questo viaggio, sottolineata anche dalla scelta della scala musicale minore. Ope- ra notevole, dal profondo lirismo, che merita una partecipazione attento per apprezzarne appieno le tante sfu- mature, “Nun tardare sole” incarna una proposta musicale e culturale di alto profilo. “Oltre lo spazio e il tempo, qualcosa che sia significante: trasparenza, autenticità e ricerca sono i simboli che danno corpo a questo sogno, passione e desideri, passato e presente con gli occhi del futuro – ha dichiarato Enzo AvitabileUna sorta di ologramma della mutazione antropologica, della lingua e della musica napoletana, degli stessi suoi caratteri nel nostro tempo. Leggerezza, virtualità e essenzialità, narrazioni fatte per durare e non frammenti d’immaginario a tempo determinato. Parole come schegge luminose si staccano da una realtà che cambia alla velocità della luce e come asteroidi infiammano la musica in un controluce mai effimero. Un’opera che passa in rassegna la sacralità della vita quotidiana, attraverso una rete di immagini che affollano la nostra esistenza. Nuovi miti, nuovi riti e poi la voce, l’anima, che ci seduce come un’irresistibile sirena contemporanea.”

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