Manfredi Simonetti, “MARTE” è il nuovo brano feat Kimberly Mangano

Marte è il nuovo singolo di Manfredi Simonetti.
Il brano parla della complicata relazione fra due persone dai caratteri forti e completamente opposti.
Se all’inizio della relazione è proprio la diversità ad unire la coppia e a rendere il rapporto più interessante, la stessa diversità diventa occasione di divisione, diventando terreno di scontro e motivo di incompatibilità.
Avranno gli stessi limiti, le stesse paure, gli stessi bisogni e nessuno dei due avrà l’amore e la motivazione per aiutare se stesso e l’altro.
Nasce così la metafora astronomica, in cui i due protagonisti si sentono così lontani e così diversi proprio come lo sono La Terra e Marte.
A rendere più reale questo “testa a testa” è il featuring con Kimberly Mangano.
L’uscita di Marte è la ciliegina sulla torta ad un periodo di successi per Manfredi Simonetti, il cantante è infatti stato selezionato tra i 24 cantanti e musicisti del Cecchetto Festival – web music stars “FestivalWeb”, una gara e concerto online fra gli artisti più seguiti del web a cura di Claudio Cecchetto, che si svolgerà sulla piattaforma digitale A-Live (la stessa dell’evento Heroes di settembre dall’Arena di Verona) nel prossimo Aprile 2021.

Manfredi Simonetti, palermitano classe 1995, autore e musicista, si appassiona sin da piccolo alla scrittura creativa e trova nel pop e nel rap, la possibilità di esprimersi a tutto tondo raccontando il suo punto di vista sulla società attuale. Riesce così, grazie a brani come “Ballare con te”, “Tutto andrà bene” e “Palermo Suona” a totalizzare più di 300 mila ascolti. E’ anche produttore esecutivo e nella vita collabora con i più importanti influencer e talenti del web, nella creazione di nuove idee e progetti che si distinguono nel mondo digitale per impatto visivo

“SCAVI E RICERCHE A SHAHR-I SOKHTA” PRESENTATI A UNISALENTO I RISULTATI DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL SITO IRANIANO CONSIDERATO LA “POMPEI D’ORIENTE”

Sono stati presentati, nel corso di una conferenza internazionale online organizzata dall’Università del Salento, i più recenti risultati delle indagini della Missione a Shahr-i Sokhta, eldorado archeologico che sorge nella provincia dell’Iran orientale Sistan-va-Baluchistan iscritto nella lista World Heritage dell’UNESCO, considerato la “Pompei d’Oriente”. Il sito è oggetto dal 2016 di interventi di ricerca e scavo da parte di una Missione internazionale cui partecipa il Dipartimento di Beni Culturali dell’Ateneo salentino con le attività dei Laboratori di “Topografia antica e fotogrammetria”, “Antropologia fisica”, “Paleobotanica e paleoecologia” e “Archeozoologia”.

Alla presenza del Rettore UniSalento Fabio Pollice, dell’Ambasciatore italiano nella Repubblica Islamica dell’Iran Giuseppe Perrone, dell’Ambasciatoredella Repubblica Islamica dell’Iran in Italia Hamid Bayat, del Direttore dell’Iranian Cultural Institute Taghi Amini, del Direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento Gianluca Tagliamonte e del Direttore del Dipartimento di Beni culturali UniSalento Raffaele Casciaro, sono stati illustrati i risultati delle ricerche raccolti nel volume “Scavi e ricerche a Shahr-i Sokhta” (Studies and publications Institute, Pishin Pajouh, Tehran), curato dal Direttore del progetto MAIPS Enrico Ascalone dell’Università di Göttingen e da Seyyed Mansur Seyyed Sajjadi dell’Iranian Center for Archaeological Research, direttore del progetto archeologico di Shahr-i Sokhta e Dahan-ye Qolaman dal 1997.

Nel 2016 il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento ha avviato il progetto multidisciplinare MAIPS – Multidisciplinary Archaeological Italian Project at Shahr-i Soktha per lo studio del sito e dei materiali in corso di scavo da parte della Missione archeologica a Shahr-i Soktha. Finanziato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da enti e istituzioni private, il progetto MAIPS è coordinato dal professor Giuseppe Ceraudo e, nei prossimi anni, mira principalmente a restituire un quadro più completo sulle organizzazioni proto-statali dell’altopiano iranico del III millennio a.C.

Le attività di ricerca dei Laboratori del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento sono stati illustrati dai rispetti Direttori: Giuseppe Ceraudo (Topografia antica e fotogrammetria), Pier Francesco Fabbri (Antropologia fisica), Girolamo Fiorentino (Paleobotanica e paleoecologia) e Claudia Minniti (Archeozoologia).

«La collaborazione internazionale è fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale», ha sottolineato il Rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice, «e lo diventa ancor di più quando questo patrimonio è riconosciuto come eredità dell’intero genere umano. Di qui il nostro impegno nella Repubblica Islamica dell’Iran, teso a restituire a quel Paese e all’umanità intera la storia di un territorio che è stata la culla di una delle più grandi civiltà del passato».

Il sito di Shahr-i Sokhta, che sorge tra l’inospitale deserto del Lut e le alture del Baluchistan, rappresenta uno dei centri più ambiti per l’indagine archeologica, sia per essere perfettamente conservato a causa di concrezioni saline presenti su tutta la superficie che hanno sigillato reperti e strutture del sottosuolo, sia per essere stato spesso associato, dalla letteratura archeologica, alla mitologica Aratta che, localizzata dai testi mesopotamici “dove sorge il sole”, rivaleggiò con i sovrani della I Dinastia di Uruk (tra cui si ricorda Gilgamesh), padroni del Sumer e depositari della regalità dopo il Diluvio. Proprio il Diluvio avrebbe messo fine a una serie di dinastie dall’irreale longevità per permettere, successivamente, che la regalità potesse “scendere dal cielo” prima nella città di Kish, e poi, appunto, in quella di Uruk. Il Diluvio sumerico, i cui racconti hanno ispirato i redattori del racconto biblico, quindi, è inteso come elemento di separazione tra un tempo mitico e quello storico; un tempo, quello post-diluviano, in cui la storia viene fatta da re, che l’indagine archeologica ha in parte riconosciuto, e da città, che il progetto sta indagando.

In particolare, Aratta, citata nei maggiori poemi sumerici (tra cui “Enmerkar e il signore di Aratta”, “Enmerkar ed Ensuhkeshdanna”, “Lugalbanda e l’uccello Anzu”, e nello stesso poema di Gilgamesh), è presentata come un posto lontano e difficile da raggiungere, favolosamente ricco, pieno di oro, argento, lapislazzuli e numerosi altri materiali preziosi. La città è anche presentata come la sede della dea Inanna, alla quale fu dedicato un tempio completamente costruito di lapislazzuli; le vicissitudini della città con i re sumerici indurranno la dea a scegliere Uruk, centro della Mesopotamia meridionale, come propria residenza, consegnando la regalità al Sumer e alla dinastia fondata da Enmerkar e continuata con Lugalbanda e il mitologico Gilgamesh. Il ricordo della città rimarrà vivo nella letteratura mesopotamica tanto da essere ricordata nei poemi di Shulgi, re di Ur, e in altri testi paleobabilonesi approssimativamente datati al XIX secolo a.C.

In attesa di trovare conferme sull’identificazione del sito, i rinvenimenti effettuati negli ultimi 23 anni dalla missione iraniana di Mansur Sajjadi e dal nuovo progetto di Enrico Ascalone nella cosiddetta “Pompei d’Oriente” hanno confermato l’eccezionalità di Shahr-i Sokhta che, sebbene depositaria di un percorso autonomo di crescita, sorge a cavallo tra le quattro grandi civiltà fluviali (Oxus, Indo, Tigri-Eufrate e Halil) dell’Asia Media, Centrale e Meridionale: quella sumerica, i cui legami letterari confluiscono nella mitologia; quella di Jiroft, culla di una nuova e dimenticata civiltà fino al 2003; quella dei grandi centri dell’Asia Centrale; quella dei grandi insediamenti di Harappa e Mohenjo-daro, con cui Shahr-i Sokhta intrattenne rapporti a vario livello.

Shahr-i Sokhta, la cui estensione è di circa 200 ettari, da una parte ha mostrato processi di crescita locale ben radicati nel tessuto culturale del Sistan iraniano e, dall’altra, tra il secondo quarto del III e l’inizio del II millennio a.C. ha restituito straordinarie evidenze di un ‘long-distance trade’ tra i principali centri del Vicino Oriente. In particolare, le evidenze di attività manifatturiere nell’insediamento e la scoperta di ingenti quantitativi di pietre non lavorate semi-preziose come lapislazzuli, turchese, alabastro e altro hanno permesso di riconoscere, nel centro del Sistan, un’area di approdo, stoccaggio, lavorazione e redistribuzione del materiale destinato per un fabbisogno interno e per un domanda esterna da riconoscersi nelle oasi dell’Oxus, nelle fertili valli dello Halil (Jiroft), nelle pianure della valle dell’Indo e nelle aree alluvionali mesopotamiche, le cui evidenze archeologiche provenienti dai maggiori centri del sud (Ur), della Diyala (Khafaja), del medio corso dell’Eufrate (Mari) e dell’Alta Mesopotamia (Tepe Gawra), assieme a quelle della Siria Interna (Ebla), risultano decisive per confermare la presenza di due maggiori itinerari commerciali che sfruttarono, a nord, la via del Khorasan (ben conosciuta dai più tardi testi dei geografi arabi) e, a sud, la via marittima del Golfo Persico che, a partire dalla seconda metà del III millennio a.C., gradualmente sostituirà l’arteria settentrionale.

Con la fine del III millennio a.C. la floridità del maggiore centro del Sistan dovette scomparire progressivamente e improvvisamente, per cause perlopiù misteriose che coinvolsero i maggiori centri di tutta l’Asia Media. Shahr-i Sokhta, come i maggiori centri della civiltà Harappana, cesserà la propria esistenza colpita da una crisi che la ricerca archeologica tende a spiegare, non senza incertezza, con un radicale e repentino cambiamento climatico che avrebbe colpito quei centri, la cui sussistenza risiedeva principalmente nelle risorse idriche della regione.

I più recenti studi hanno raccolto dati che cambiano la cronologia del centro di Shahr-i Sokhta, restituendogli una nuova sequenza stratigrafica e cronologica che ‘alza’ la vita dell’abitato di circa 3/4 secoli. Significative evidenze fanno pensare che il sito si comportasse come un centro dalla struttura eterarchica: gruppi clanici di origini tribali dissimili convissero in uno stato di equilibrio sociale in cui gli aspetti gerarchici furono destinati solo all’interno di ogni singolo gruppo, in un regime di equilibrio economico dettato verosimilmente dalla prosperità che il centro dovette avere durante la prima metà del III millennio a.C. Questa eterogeneità, basata su un complessivo equilibrio sociale interno al clan e tra gruppi, impedì la centralizzazione delle risorse dell’insediamento e con esse il sorgere di una classe dominante sul sito e nella sua regione; un passaggio mancato che non produsse una centralizzazione amministrativa e la standardizzazione degli strumenti generalmente usati per il controllo delle realtà economiche su larga scala. Anche le recenti straordinarie scoperte di centinaia di proto-tavolette in argilla, usate per la registrazione contabile all’interno di singoli edifici, devono essere considerate forme di contabilità amministrativa di matrice famigliare, destinate al calcolo e alla gestione del surplus economico prodotto.

VERTICALE, l’album di Roberto Lobbe Procaccini con le recensioni di Max Gazzè, Peppe Vessicchio, Massimiliano Bruno

C’è un pizzico delle sue dita, del suo tocco, della sua sensibilità dietro alla produzione di un’intera generazione di artisti e cantautori italiani come produttore artistico, musicista, direttore d’orchestra, ma anche come compositore e autore di colonne sonore per cinema e teatro. Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, The Niro, Otto Ohm, Bandabardò, Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Sergio Rubini: sono solo alcuni degli artisti che l’hanno voluto al loro fianco.

Il 22 febbraio 2021 Roberto Lobbe Procaccini debutta per FM Records con il suo primo album, Verticale (pre-ascolto quihttps://lnk.to/verticale): un percorso musicale nel tempo e del tempo, registrato lungo tutta la penisola, in un viaggio tra Roma, Catania, Lucca e Perugia, in un anno che ha cambiato il tempo stesso e la nostra percezione di esso.

Definito “algoritmo emotivo di intelligenza musicale” da Max Gazzè, “un ambiente sonoro confortevole con il desiderio di sorprendere” da Peppe Vessicchio e “un lavoro che ti fa entrare in un mondo di fantasia in punta di piedi” da Massimiliano Bruno, Verticale è un percorso in 7 brani per scandire le tappe di un viaggio in profondità alla ricerca di se stessi, cercando risposte al rapporto che ognuno di noi ha col tempo, vissuto e da vivere. 

“L’esigenza di guardarmi allo specchio e di definirmi è stato l’impulso principale che mi ha spinto a scrivere”, afferma Roberto. “Il bisogno di fermarsi, guardarsi indietro per poter capire meglio in che direzione guardare in avanti. Avevo il bisogno di raccontarmi, e l’ho fatto con lo strumento più potente che avessi a disposizione, ossia la musica. Mai come in questo percorso è stata per me così viva, intensa e alla fine terapeutica. Avevo bisogno di confrontarmi e uscire dalle abituali zone di conforto. Avevo bisogno di archi veri per trovare l’equilibrio con il mondo sintetico, avevo bisogno di batterie acustiche per trovarlo con l’elettronica”. 

Ad accompagnare Verticale è il videoclip di Closer To Your Heart, diretto da Andrea Centrella e prodotto da Fingerframe. Il video racconta il percorso parallelo di un uomo e di una giovane donna (interpretati da Massimiliano Vado ed Elena Balestri), uniti a distanza dal filo rosso del tempo; mentre quello dell’uomo volge al termine, quello della donna offre una nuova opportunità per riscattare la propria identità. Ambientato in scenari futuristici e post-apocalittici, il videoclip è stato girato in siti di archeologia industriale come l’Ex Centrale Elettrica di Fiumicino (che presto verrà riconvertito dal Comune in Auditorium) e naturale come Torre Flavia a Ladispoli (che a breve sarà oggetto di restaurazione e consolidamento da parte del Comune).

Cresciuto tra influenze musicali molto diverse, l’approccio alla musica di Roberto Lobbe Procaccini è sempre stato ricco di tante sfaccettature. Compositore eclettico, cerca di far convivere differenti anime all’interno della propria musica, contaminando la sua scrittura con elementi apparentemente distanti e in continua ricerca di equilibrio: la melodia minimale all’interno di un suono poderoso, la tessitura orchestrale legata ad elementi post-rock, la solitudine pianistica attraversata da un’elettronica cupa. Diplomato presso il Berklee College of Music di Boston, Lobbe ha scritto negli anni numerose colonne sonore per cinema e teatro per Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Alessio Maria Federici, Michele Massimo Tarantini, Claudio Insegno Maurizio Panici, musiche per spot pubblicitari, per installazioni artistiche, oltre a collaborare a vario titolo con numerosi artisti del panorama musicale italiano tra cui Marco Mengoni, Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, Patty Pravo, Otto Ohm, Bandabardò, Marina Rei, Zero Assoluto, The Niro e molti altri. 

Tortora Macchine…sempre più all’avanguardia nel movimento terra

La Tortora Macchine srl opera in tutta la Campania nella vendita, noleggio e assistenza di macchine edili e movimento terra. Il successo dell’azienda è testimoniato dalla significativa espansione del suo orizzonte commerciale e dalla potente e innovativa gamma di prodotti. Il titolare, l’imprenditore Luigi Tortora, punta da sempre e fortemente sul lavoro di squadra garantendo alla clientela novità tecnologicamente avanzate che conciliano il rispetto dell’ambiente con le esigenze di sicurezza. Potenza e produttività a 360°…una vera e propria rivoluzione nei cantieri. La Tortora Macchine ha stretto nel tempo numerose partnership con brand internazionali e con importanti aziende nazionali del settore edilizio tra le quali il noto Gruppo De Pascale di Mercato San Severino.

La Tortora Macchine ha sede a Pagani, in provincia di Salerno, in via Migliaro 29/35.

VIDEO


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Video realizzato e prodotto da www.360gradiwebtv.it

Voice over and speaker – Brigitte Esposito

Riprese e regia – Gerardo Tartaglia Riprese drone – Domenico Caiazzo

Vincenzo Salemme gira a Napoli il nuovo film “Con tutto il cuore”

Cominciano a Napoli le riprese del nuovo film di Vincenzo Salemme “Con tutto il cuore” . Nel cast Vincenzo Salemme, Serena Autieri, Cristina Donadio, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria, Andrea Di Maria, Vincenzo Borrino, Gennaro Guazzo, Ciro Capano, Rodolfo Corsato e Marcello Romolo e con la partecipazione di Maurizio Casagrande.

Si tratta di una coproduzione Chi è di scena – Medusa Film realizzata da Chi è di scena. La sceneggiatura di Vincenzo Salemme, Gianluca Bomprezzi, Gianluca Ansanelli, Antonio Guerriero è tratta dall’opera teatrale “Con tutto il cuore” dello stesso Salemme e narra le vicende del prof. Ottavio Camaldoli, una brava persona considerato da quelli che gli sono vicino.

A quest’ultimo viene trapiantato il cuore di un delinquente pericoloso detto “‘O Barbiere”. Cosa ne sarà del prof?   Lo sapremo all’uscita del film

Neffa duetta con Coez in “Aggio perzo ‘o suonno”

Neffa ritorna sulla scena musicale con un nuovo singolo “Aggio perzo ‘o suonno” in cui duetta in dialetto napoletano con il rapper Coez. Il cantautore scafatese racconta la storia di un amore finito, il senso di abbandono e l’ansia vissuta dal protagonista che ricorda i momenti felici. Questo instabilità emotiva lo porta a “perdere il sonno” di notte e soffrire per una situazione che non si risolve.

La Cerimonia degli Oscar 2021 si svolgerà il prossimo 25 aprile

La cerimonia degli Oscar 2021 si terrà il prossimo 25 aprile e l’Academy of Motion Pictures garantisce che sarà in presenza e non soltanto a Los Angeles: oltre al Dolby Theatre si svolgerà in diverse location. L’Academy darà priorità alla salute pubblica e alla sicurezza di tutti coloro che parteciperanno. Tra i papabili ai premi Anthony Hopkins di “The Father” e Sophia Loren per “La Vita Davanti a Sé”.

Il nuovo album di Sia dopo il film “Music”

Esplosivo il nuovo album di Sia “Music – Songs From And Inspired By The Motion Picture”, ottavo disco nato collaborazione con David Guetta e Dua Lipa. Quattordici avvincenti tracce con brani ispirati al film così come le interpretazioni della star multi-platino delle canzoni del film musicale.

Il film Music, con Sia alla regia, ha ricevuto due nomination ai Golden Globe, come Miglior Film commedia o musicale e “Miglior attrice protagonista” Kate Hudson, che nel film impersona Zu.

Narra di un’esplorazione del potere curativo dell’amore e dell’importanza della comunità.

E’ di Samuele Bersani il miglior disco del 2020 per il Forum del giornalismo musicale, di Tutti fenomeni il miglior album

È “Cinema Samuele” di Samuele Bersani il più bel disco italiano dello scorso anno per gli oltre cento giornalisti e critici musicali che hanno votato per il “Top 2020”, il referendum sui migliori album promosso dal “Forum del giornalismo musicale” (che si svolge da cinque anni nell’ambito del Mei – Meeting etichette indipendenti di Faenza).

A prevalere nella sezione riservata ai dischi d’esordio è stato invece Tutti fenomeni con “Merce funebre”.

L’iniziativa, a cura di Enrico Deregibus, è stata realizzata in collaborazione con l’Agimp (la neonata Associazione dei Giornalisti e critici Italiani di Musica legata ai linguaggi Popolari) e sotto l’egida del Mei. Fra i dischi assoluti, dopo Bersani si è classificato Diodato con “Che vita meravigliosa”. Poi, a seguire, Lucio Corsi con “Cosa faremo da grandi”, Brunori Sas con “Cip!” e Paolo Benvegnù con “Dell’odio dell’innocenza”. Negli album d’esordio dopo Tutti fenomeni troviamo Emma Nolde con “Toccaterra”. Al terzo posto Speranza con “L’ultimo a morire”, al quarto Buva con “Quarantena” e, a pari merito al quinto, Ariete con “Spazio” e Elasi con “Campi Elasi.

Nella categoria disco assoluto, per il 2017 c’era stato un pari merito fra Brunori Sas con “A casa tutto bene” e Caparezza con “Prisoner 709”, per il 2018 aveva vinto Riccardo Sinigallia con “Ciao cuore”, per il 2019 Vinicio Capossela con “Ballate per uomini e bestie”.

La categoria per il disco d’esordio è stata introdotta per il 2018, quando aveva vinto Giuseppe Anastasi con “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”, mentre per il 2019 si è affermato Fulminacci con “La vita veramente”.

Quest’anno il Forum ha voluto di nuovo andare alla ricerca delle migliori produzioni italiane dell’anno da poco trascorso, coinvolgendo giornalisti di ogni provenienza ed età, da quelli delle grandi testate cartacee alle webzine, dalle tv alle radio. Un così ampio e rappresentativo ventaglio di votanti ha permesso di avere un quadro attendibile delle preferenze del giornalismo e della critica musicale italiana più attenta sulla musica del nostro Paese.

IL FORUM

Il Forum del giornalismo musicale è stato ideato da Giordano Sangiorgi ed è diretto da Enrico Deregibus. Ha visto sino ad ora cinque edizioni a Faenza ed una speciale a Roma, ospitando numerose iniziative: tavoli di lavoro, assemblee, lezioni, corsi di aggiornamento, incontri con figure professionali. Sono stati coinvolti sino ad oggi oltre 250 giornalisti, da quelli delle grandi testate a quelli delle webzine, sino alle radio e tv. Una occasione unica per affrontare da molti punti di vista i temi centrali del giornalismo musicale di oggi: il rischio di estinzione, il nuovo ruolo, la carenza di spazi, l’interazione fra media diversi e molto altro. La prossima edizione è in programma il 2 e 3 ottobre a Faenza.

Armati & Salvati”: la lotta di Giuseppe de Candia contro il bullismo

È ora disponibile su YouTube e su tutte le piattaforme digitali “Armati & Salvati”, nuovo singolo di Giuseppe de Candia, uscito in occasione della giornata nazionale contro il bullismo.

La canzone è dedicata a Michele Ruffino, vittima di bullismo e suicida a soli 17 anni, la cui famiglia gestisce attualmente l’associazione Miky Boys.

“Il bullismo è un crimine, è una violenza, una discriminazione insensata: di bullismo non si può e non si deve morire. Ho deciso di scrivere una canzone che possa parlare a chi, come Michele, si trova davanti al bullismo e sente di non avere le armi per combatterlo” scrive de Candia sui suoi canali social in un post in cui annuncia il singolo.

Il testo è un invito ad armarsi di coraggio, a trovare dentro di sé la forza di reagire, ma anche a chiedere aiuto quando è necessario: un singolo molto toccante che ha la capacità di parlare al cuore di ragazzi e adolescenti.

Da sempre la musica è il linguaggio espressivo dei giovani per eccellenza: con la musica si comunica, con la musica si raggiunge anche chi è lontano, con la musica ci si sente meno soli, e dalla musica arriva oggi un’arma per essere più forti nella lotta contro il bullismo, nella consapevolezza di poter vincere questa battaglia, affidandosi alle giuste figure di riferimento.

“CITTÀ DI CARTA” è il nuovo singolo di LIAM

CITTÀ DI CARTA” è un brano nato dalla penna di Simone Vianello, in arte LIAM, e Davide 

Caregnato (Care) , con la solita produzione di Highdom. La canzone presenta uno stile pop/rap/ 

indie con musicalità moderne, fresche e ampie che contribuiscono al coinvolgimento emotivo 

dell’ascoltatore. Il testo si riferisce a un desiderio, un sogno, qualcosa di prezioso a cui siamo 

legati mentalmente ed emotivamente e che, per questo, preserviamo con tutte le nostre forze. La continua ricerca di un ricordo, di un  rimpianto, di qualcosa che ha perso, porta Liam a rifugiarsi nuovamente in un testo malinconico, ma ottimista, ricolmo di speranza.

Spiega Liam a proposito del brano: «Una città di carta è una città inventata dai cartografi per rendere le proprie mappe inimitabili. Penso che ognuno tenga con sé una città di carta, dove ci sentiamo bene, dove ci sentiamo vivi. Ma al tempo stesso sappiamo che è troppo fragile per non volare via col vento, e troppo vulnerabile per non spezzarsi con la pioggia. Ma nonostante questo, ce la teniamo stretta sotto la giacca. Perché? Perché non ci interessa quanto essa possa essere fragile o vulnerabile. A noi interessa viverci a modo nostro, anche se piove, continuamente».

Simone Vianello, in arte LIAM è un compositore, cantante e polistrumentista. Dopo aver ereditato la passione della musica dal padre, sceglie di seguire diverse lezioni private di pianoforte e chitarra, per poi accorgersi della sua dote più promettente: il cantautorato. Comincia a scrivere testi in italiano all’età di 10 anni, per poi essere seguito da un maestro di composizione e armonia a partire dall’Ottobre 2014. 
Forma una band nel luglio del 2015, chiamata “Reback”, con la quale si presenta a sagre di paese, contest e altre serate live nei locali del Veneto. Nell’estate del 2017 decide di aprire un nuovo progetto musicale da solista, cominciando a delineare la figura di LIAM: partecipa a contest come “Tour Music Fest”; “Onde Sonore” di Jesolo, dove vince il primo premio come cantante e quello come miglior inedito con il brano “Diario di una comparsa”; e al “Festival Show”, con il brano “Fino alla fine”. A fine 2018 entra in BIT Records e ad oggi ha pubblicato 6 singoli e un album d’esordio dal titolo “Comete”. Colleziona ottimi risultati di stream su Spotify, una costante crescita sui social e molte radio passano i suoi singoli. Durante il primo periodo di lockdown comincia a collaborare con Care (Davide Caregnato), suo amico e collega.
Dopo il brano “CUORI BIANCHIfeat. CARE, uscito in radio e in digitale lo scorso novembre, Liam pubblicherà un nuovo singolo dal titolo “CITTÀ DI CARTA” (BIT Records)disponibile in digitale dal 5 febbraio e in radio dal 12 febbraio 2021.

“C’è bisogno di credere” il nuovo singolo di Massimo Di Cataldo

“C’è bisogno di credere“ è il nuovo avvincente singolo del cantautore Massimo Di Cataldo.

Come racconta l’artista: “Purtroppo la pandemia che stiamo vivendo ha messo a dura prova il mondo dello spettacolo, gli artisti e il pubblico si sono resi conto di non poter fare a meno gli uni degli altri. È necessario riconsiderare il valore dell’intrattenimento nella vita quotidiana, così come le cose più vere che abbiamo perso: un semplice abbraccio, una stretta di mano, un bacio anche soltanto amichevole. Credo che oltre a una crisi del nostro settore, vi sia una profonda crisi umana, non subiamo che attacchi mediatici e la nostra psiche va in pezzi. È necessario il conforto che a volte solo una canzone può dare creando una sana empatia tra le persone. 
Dalla necessità di comunicare le emozioni vissute in questo periodo così incerto nasce ‘C’è bisogno di credere‘ perché credo sia necessario condividere l’esperienza che stiamo globalmente vivendo. La musica è connessione, empatia, non solo uno strumento per concedere qualche minuto di distrazione, ma un gesto di liberazione che ci riavvicina”.

Il singolo è accompagnato da un video, per la regia di Matteo Bianchi, ambientato in un “non luogo” nel quale gli spazi e la gente vengono solo proiettati su un grande schermo, con l’unica presenza fisica reale e tangibile del protagonista.
Il video sottolinea  attraverso le immagini la necessità di incontro e contatto fra le persone, descrivendo il senso di solitudine e precarietà vissuto in una fase i cui i rapporti virtuali stentano a soddisfare il desiderio di vita reale che viene rappresentata come memoria del tempo passato, ma anche e soprattutto speranza nell’avvenire.

Il singolo “C’è bisogno di credere” rappresenta il primo episodio della nuova attività in studio di Massimo Di Cataldo dopo l’uscita dell’ultimo disco di inediti “Dal profondo”, ottavo lavoro in studio del cantautore.