Juanito Vibez debutta con un nuovo immaginario in “Low Profile”

“Low Profile” è una traccia dallo stile indie-trap che racconta in prima persona la storia del diciannove Juan David Lezzi, vero nome dell’artista Juanito Vibez di Medellin, artista colombiano di base a Trieste.

Dopo un’infanzia trascorsa in una casa famiglia, etichettato fin da giovane per via delle sue origini e gli stereotipi che ne derivano, cerca di creare, attraverso la sua musica, un nuovo tipo di immaginario della sua nazione di provenienza e un nuovo futuro per la sua vita personale e artistica, tutta in divenire.

Il brano, con l’uso di un linguaggio semplice ma non banale, vuole essere un messaggio positivo e un richiamo ad alzare la testa per tutti coloro che si sentono vittime di discriminazione e bullismo. 

MATTIA CAROLI & I FIORI DEL MALE, il nuovo singolo “Cuori leggeri”

“Come Non Fossi Qui” è il titolo del nuovo EP di MATTIA CAROLI & I FIORI DEL MALE, disponibile da venerdì 26 febbraio. Ad accompagnare l’uscita il singolo “Cuori leggeri”, in rotazione radiofonica dallo stesso giorno.“Come Non Fossi Qui”, prodotto da Leo Pari e Alessio Festuccia, è il secondo lavoro in studio, il primo in italiano, della formazione romana, un progetto che nasce dalla necessità di raccontare le esperienze accumulate durante i viaggi della band avvenuti negli ultimi quattro anni. Un Ep registrato tra Roma, Berlino e Londra, tre grandi capitali cosmopolite che vengono raccontate sia per le loro meraviglie nascoste, sia per descrivere un mondo frenetico e individualista in cui c’è poco spazio per amore e poesia, in cui tutti sono molto social e poco socievoli. Ma in tutto questo caos c’è chi non si dà per vinto, chi ogni giorno combatte per ristabilire un ordine delle cose più umano e collettivo. «L’Ep ha come tema centrale il viaggio, l’inconscio el’amore– sottolinea la band – le storie che raccontiamo si svolgono in tre grandi metropoli come Roma, Berlino e Londra, storie d’amore e di indifferenza, di social network e di poesia, di sogni e illusioni. Per descrivere la distopia sonora di queste grandi città siamo entrati nel mondo della musica elettronica, universo che prima non conoscevamo, affidandoci per questo a produttori come Leo Pari e Alessio Festuccia». Dopo “La mia generazione”, brano che ha aperto la strada a questo nuovo lavoro, “Cuori leggeri” è il nuovo singolo in radio da venerdì 26 febbraio. Una canzone che parla di generosità e di anonimato, di come i cuori si scaldino quando ci si aiuta a vicenda. I “cuori leggeri” sono tutte le persone che regalano grandi aiuti con piccoli gesti. «Questo singolo nasce dalla necessità di raccontare tutte quelle persone che si aiutano attraverso un abbraccio, un sorriso…dimensioni non sempre accettate nella vita frenetica di tutti i giorni, in cui si preferisce farsi la guerra e ammirare le grandi gesta», raccontano Mattia Caroli & I Fiori del Male  

World music: al via il bando del Premio Andrea Parodi

È online il bando di concorso della 14a edizione del Premio Andrea Parodi, l’unico contest europeo riservato alla world music. Le finali si terranno a Cagliari in autunno, mentre quelle della 13a edizione del Premio, sospese nei mesi scorsi in conseguenza dell’emergenza sanitaria, saranno recuperate non appena possibile.

Il nuovo bando è disponibile su www.fondazioneandreaparodi.it ed è aperto ad artisti di tutto il mondo. L’iscrizione è gratuita, mentre la la scadenza è prevista per il 31 maggio 2021.

Le domande di iscrizione dovranno essere inviate tramite il format presente su www.fondazioneandreaparodi.it (per informazioni: fondazione.andreaparodi@gmail.com ).

Dovranno contenere:

– 2 brani (2 file mp3, provini o registrazioni live o realizzazioni definitive, anche già edite; indicare con quale dei due brani si intende gareggiare); i brani non possono essere solo strumentali e devono essere identificativi di un intero progetto artistico che rientri nei canoni della world music.

– testi ed eventuali traduzioni in italiano dei due brani;

– curriculum artistico del concorrente (singolo o gruppo).

Tra tutte le iscrizioni una Commissione artistica selezionerà, in maniera anonima, fra i cinque e i dieci finalisti, che si fronteggeranno davanti a una Giuria Tecnica (composta da addetti ai lavori, autori, musicisti, poeti, scrittori e cantautori) e a una Giuria Critica (giornalisti e critici musicali). Entrambe le giurie, come negli scorsi anni, saranno composte da autorevoli esponenti del settore.

Sono previsti diversi bonus per il vincitore, fra cui una serie di concerti e di partecipazioni ad alcuni festival partner del Parodi nel 2022. Oltre a questo, avrà diritto a una borsa di studio di 2.500 euro. Al vincitore del premio della critica andrà invece la realizzazione professionale del videoclip del brano in concorso, a spese della Fondazione Andrea Parodi.

Ricordiamo che i finalisti della 13a edizione sono: Alessio Arena (Campania/Catalogna); Ars Nova Napoli (Campania); Eleonora Bordonaro (Sicilia); Elena D`Ascenzo (Abruzzo); Kalascima (Salento); Abramo Laye Senè & Gaalgui World Music Band (Senegal/Sicilia); Maria Mazzotta (Salento); Danilo Ruggero (Sicilia); Stefania Secci Rosa e Bruno Chaveiro (Sardegna/Portogallo); Still Life (Catalogna).

La manifestazione è organizzata dalla Fondazione Andrea Parodi e si avvale della direzione artistica di Elena Ledda. È nata per omaggiare un grande artista come Andrea Parodi, passato dal pop d’autore con i Tazenda a un percorso solistico di grande valore e di rielaborazione delle radici, grazie al quale è diventato un riferimento internazionale della world music, collaborando fra l’altro con artisti come Al Di Meola e Noa.

A vincere nel 2019 è stato un gruppo multietnico, la Fanfara Station, composto da musicisti provenienti da Tunisia, Usa e Italia. Le precedenti edizioni sono state vinte nel 2018 da La Maschera (Campania), nel 2017 da Daniela Pes (Sardegna), nel 2016 dai Pupi di Surfaro (Sicilia), nel 2015 da Giuliano Gabriele Ensemble (Lazio), nel 2014 da Flo (Campania), nel 2013 da Unavantaluna (Sicilia), nel 2012 da Elsa Martin (Friuli), nel 2011 da Elva Lutza (Sardegna), nel 2010 dalla Compagnia Triskele (Sicilia), nel 2009 da Francesco Sossio (Puglia).

Manfredi Simonetti, “MARTE” è il nuovo brano feat Kimberly Mangano

Marte è il nuovo singolo di Manfredi Simonetti.
Il brano parla della complicata relazione fra due persone dai caratteri forti e completamente opposti.
Se all’inizio della relazione è proprio la diversità ad unire la coppia e a rendere il rapporto più interessante, la stessa diversità diventa occasione di divisione, diventando terreno di scontro e motivo di incompatibilità.
Avranno gli stessi limiti, le stesse paure, gli stessi bisogni e nessuno dei due avrà l’amore e la motivazione per aiutare se stesso e l’altro.
Nasce così la metafora astronomica, in cui i due protagonisti si sentono così lontani e così diversi proprio come lo sono La Terra e Marte.
A rendere più reale questo “testa a testa” è il featuring con Kimberly Mangano.
L’uscita di Marte è la ciliegina sulla torta ad un periodo di successi per Manfredi Simonetti, il cantante è infatti stato selezionato tra i 24 cantanti e musicisti del Cecchetto Festival – web music stars “FestivalWeb”, una gara e concerto online fra gli artisti più seguiti del web a cura di Claudio Cecchetto, che si svolgerà sulla piattaforma digitale A-Live (la stessa dell’evento Heroes di settembre dall’Arena di Verona) nel prossimo Aprile 2021.

Manfredi Simonetti, palermitano classe 1995, autore e musicista, si appassiona sin da piccolo alla scrittura creativa e trova nel pop e nel rap, la possibilità di esprimersi a tutto tondo raccontando il suo punto di vista sulla società attuale. Riesce così, grazie a brani come “Ballare con te”, “Tutto andrà bene” e “Palermo Suona” a totalizzare più di 300 mila ascolti. E’ anche produttore esecutivo e nella vita collabora con i più importanti influencer e talenti del web, nella creazione di nuove idee e progetti che si distinguono nel mondo digitale per impatto visivo

“SCAVI E RICERCHE A SHAHR-I SOKHTA” PRESENTATI A UNISALENTO I RISULTATI DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL SITO IRANIANO CONSIDERATO LA “POMPEI D’ORIENTE”

Sono stati presentati, nel corso di una conferenza internazionale online organizzata dall’Università del Salento, i più recenti risultati delle indagini della Missione a Shahr-i Sokhta, eldorado archeologico che sorge nella provincia dell’Iran orientale Sistan-va-Baluchistan iscritto nella lista World Heritage dell’UNESCO, considerato la “Pompei d’Oriente”. Il sito è oggetto dal 2016 di interventi di ricerca e scavo da parte di una Missione internazionale cui partecipa il Dipartimento di Beni Culturali dell’Ateneo salentino con le attività dei Laboratori di “Topografia antica e fotogrammetria”, “Antropologia fisica”, “Paleobotanica e paleoecologia” e “Archeozoologia”.

Alla presenza del Rettore UniSalento Fabio Pollice, dell’Ambasciatore italiano nella Repubblica Islamica dell’Iran Giuseppe Perrone, dell’Ambasciatoredella Repubblica Islamica dell’Iran in Italia Hamid Bayat, del Direttore dell’Iranian Cultural Institute Taghi Amini, del Direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento Gianluca Tagliamonte e del Direttore del Dipartimento di Beni culturali UniSalento Raffaele Casciaro, sono stati illustrati i risultati delle ricerche raccolti nel volume “Scavi e ricerche a Shahr-i Sokhta” (Studies and publications Institute, Pishin Pajouh, Tehran), curato dal Direttore del progetto MAIPS Enrico Ascalone dell’Università di Göttingen e da Seyyed Mansur Seyyed Sajjadi dell’Iranian Center for Archaeological Research, direttore del progetto archeologico di Shahr-i Sokhta e Dahan-ye Qolaman dal 1997.

Nel 2016 il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento ha avviato il progetto multidisciplinare MAIPS – Multidisciplinary Archaeological Italian Project at Shahr-i Soktha per lo studio del sito e dei materiali in corso di scavo da parte della Missione archeologica a Shahr-i Soktha. Finanziato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da enti e istituzioni private, il progetto MAIPS è coordinato dal professor Giuseppe Ceraudo e, nei prossimi anni, mira principalmente a restituire un quadro più completo sulle organizzazioni proto-statali dell’altopiano iranico del III millennio a.C.

Le attività di ricerca dei Laboratori del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento sono stati illustrati dai rispetti Direttori: Giuseppe Ceraudo (Topografia antica e fotogrammetria), Pier Francesco Fabbri (Antropologia fisica), Girolamo Fiorentino (Paleobotanica e paleoecologia) e Claudia Minniti (Archeozoologia).

«La collaborazione internazionale è fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale», ha sottolineato il Rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice, «e lo diventa ancor di più quando questo patrimonio è riconosciuto come eredità dell’intero genere umano. Di qui il nostro impegno nella Repubblica Islamica dell’Iran, teso a restituire a quel Paese e all’umanità intera la storia di un territorio che è stata la culla di una delle più grandi civiltà del passato».

Il sito di Shahr-i Sokhta, che sorge tra l’inospitale deserto del Lut e le alture del Baluchistan, rappresenta uno dei centri più ambiti per l’indagine archeologica, sia per essere perfettamente conservato a causa di concrezioni saline presenti su tutta la superficie che hanno sigillato reperti e strutture del sottosuolo, sia per essere stato spesso associato, dalla letteratura archeologica, alla mitologica Aratta che, localizzata dai testi mesopotamici “dove sorge il sole”, rivaleggiò con i sovrani della I Dinastia di Uruk (tra cui si ricorda Gilgamesh), padroni del Sumer e depositari della regalità dopo il Diluvio. Proprio il Diluvio avrebbe messo fine a una serie di dinastie dall’irreale longevità per permettere, successivamente, che la regalità potesse “scendere dal cielo” prima nella città di Kish, e poi, appunto, in quella di Uruk. Il Diluvio sumerico, i cui racconti hanno ispirato i redattori del racconto biblico, quindi, è inteso come elemento di separazione tra un tempo mitico e quello storico; un tempo, quello post-diluviano, in cui la storia viene fatta da re, che l’indagine archeologica ha in parte riconosciuto, e da città, che il progetto sta indagando.

In particolare, Aratta, citata nei maggiori poemi sumerici (tra cui “Enmerkar e il signore di Aratta”, “Enmerkar ed Ensuhkeshdanna”, “Lugalbanda e l’uccello Anzu”, e nello stesso poema di Gilgamesh), è presentata come un posto lontano e difficile da raggiungere, favolosamente ricco, pieno di oro, argento, lapislazzuli e numerosi altri materiali preziosi. La città è anche presentata come la sede della dea Inanna, alla quale fu dedicato un tempio completamente costruito di lapislazzuli; le vicissitudini della città con i re sumerici indurranno la dea a scegliere Uruk, centro della Mesopotamia meridionale, come propria residenza, consegnando la regalità al Sumer e alla dinastia fondata da Enmerkar e continuata con Lugalbanda e il mitologico Gilgamesh. Il ricordo della città rimarrà vivo nella letteratura mesopotamica tanto da essere ricordata nei poemi di Shulgi, re di Ur, e in altri testi paleobabilonesi approssimativamente datati al XIX secolo a.C.

In attesa di trovare conferme sull’identificazione del sito, i rinvenimenti effettuati negli ultimi 23 anni dalla missione iraniana di Mansur Sajjadi e dal nuovo progetto di Enrico Ascalone nella cosiddetta “Pompei d’Oriente” hanno confermato l’eccezionalità di Shahr-i Sokhta che, sebbene depositaria di un percorso autonomo di crescita, sorge a cavallo tra le quattro grandi civiltà fluviali (Oxus, Indo, Tigri-Eufrate e Halil) dell’Asia Media, Centrale e Meridionale: quella sumerica, i cui legami letterari confluiscono nella mitologia; quella di Jiroft, culla di una nuova e dimenticata civiltà fino al 2003; quella dei grandi centri dell’Asia Centrale; quella dei grandi insediamenti di Harappa e Mohenjo-daro, con cui Shahr-i Sokhta intrattenne rapporti a vario livello.

Shahr-i Sokhta, la cui estensione è di circa 200 ettari, da una parte ha mostrato processi di crescita locale ben radicati nel tessuto culturale del Sistan iraniano e, dall’altra, tra il secondo quarto del III e l’inizio del II millennio a.C. ha restituito straordinarie evidenze di un ‘long-distance trade’ tra i principali centri del Vicino Oriente. In particolare, le evidenze di attività manifatturiere nell’insediamento e la scoperta di ingenti quantitativi di pietre non lavorate semi-preziose come lapislazzuli, turchese, alabastro e altro hanno permesso di riconoscere, nel centro del Sistan, un’area di approdo, stoccaggio, lavorazione e redistribuzione del materiale destinato per un fabbisogno interno e per un domanda esterna da riconoscersi nelle oasi dell’Oxus, nelle fertili valli dello Halil (Jiroft), nelle pianure della valle dell’Indo e nelle aree alluvionali mesopotamiche, le cui evidenze archeologiche provenienti dai maggiori centri del sud (Ur), della Diyala (Khafaja), del medio corso dell’Eufrate (Mari) e dell’Alta Mesopotamia (Tepe Gawra), assieme a quelle della Siria Interna (Ebla), risultano decisive per confermare la presenza di due maggiori itinerari commerciali che sfruttarono, a nord, la via del Khorasan (ben conosciuta dai più tardi testi dei geografi arabi) e, a sud, la via marittima del Golfo Persico che, a partire dalla seconda metà del III millennio a.C., gradualmente sostituirà l’arteria settentrionale.

Con la fine del III millennio a.C. la floridità del maggiore centro del Sistan dovette scomparire progressivamente e improvvisamente, per cause perlopiù misteriose che coinvolsero i maggiori centri di tutta l’Asia Media. Shahr-i Sokhta, come i maggiori centri della civiltà Harappana, cesserà la propria esistenza colpita da una crisi che la ricerca archeologica tende a spiegare, non senza incertezza, con un radicale e repentino cambiamento climatico che avrebbe colpito quei centri, la cui sussistenza risiedeva principalmente nelle risorse idriche della regione.

I più recenti studi hanno raccolto dati che cambiano la cronologia del centro di Shahr-i Sokhta, restituendogli una nuova sequenza stratigrafica e cronologica che ‘alza’ la vita dell’abitato di circa 3/4 secoli. Significative evidenze fanno pensare che il sito si comportasse come un centro dalla struttura eterarchica: gruppi clanici di origini tribali dissimili convissero in uno stato di equilibrio sociale in cui gli aspetti gerarchici furono destinati solo all’interno di ogni singolo gruppo, in un regime di equilibrio economico dettato verosimilmente dalla prosperità che il centro dovette avere durante la prima metà del III millennio a.C. Questa eterogeneità, basata su un complessivo equilibrio sociale interno al clan e tra gruppi, impedì la centralizzazione delle risorse dell’insediamento e con esse il sorgere di una classe dominante sul sito e nella sua regione; un passaggio mancato che non produsse una centralizzazione amministrativa e la standardizzazione degli strumenti generalmente usati per il controllo delle realtà economiche su larga scala. Anche le recenti straordinarie scoperte di centinaia di proto-tavolette in argilla, usate per la registrazione contabile all’interno di singoli edifici, devono essere considerate forme di contabilità amministrativa di matrice famigliare, destinate al calcolo e alla gestione del surplus economico prodotto.

NICOLÒ MARANGONI, il nuovo singolo è “LA GEOGRAFIA DEI NOSTRI SGUARDI”

La geografia dei nostri sguardi è una ballad quasi d’amore, in cui dentro vi è un mio grande senso di libertà. Una canzone che non vedo l’ora di poter cantare live. C’è un filo rosso che la collega alle precedenti, ma anche uno stacco, c’è una verità maggiore. È una canzone autentica, non cercata, uscita da sola una sera di agosto. Spero arrivi lontano, “verso nuove terre” come canto verso la fine del brano.
Spiega l’autore a proposito del nuovo brano: «A volte ci sono sguardi che dicono tutto, a cui non serve aggiungere parole. Che riempiono giornate storte, in cui ti chiedi se c’è un senso, se esiste un motivo. Un po’ come fa l’amore, di cui solo gli amanti ne conoscono la geografia. E la rinnovano continuamente solo guardandosi, perché l’amore muta sempre le sue coordinate».
Nicolò Marangoni è nato a Noventa Vicentina il 5/2/1999. Il suo percorso artistico ha inizio con lo studio della chitarra acustica e successivamente del pianoforte all’età di 14 anni. Con questi due strumenti inizia così a scrivere le sue prime canzoni. Nel 2016 inizia la collaborazione con il produttore Simone d’Eusanio (noto turnista e arrangiatore per molti cantanti italiani) con cui cresce sia artisticamente che personalmente. Sempre nel 2016 partecipa alla scrittura del libro collettaneo “La mia prima volta con Fabrizio De Andrè”, con prefazione di Dori Ghezzi. Nel 2021 è stato selezionato tra i primi 10 del concorso per autori indetto da universal “Genova per voi”, che avrà le serate finali il 26-27 marzo. Attualmente sta lavorando su diversi brani in direzione di un primo album, con lo studio Take Away, di Benji e Fede e Believe per la distribuzione, anticipato dai brani “Flaubert” e “La tua stanza piena di fiori”. Il progetto che presenta vuole unire il cantautorato della nostra tradizione con le sonorità pop più moderne. In contemporanea al suo percorso artistico sta studiando “Scienze dello spettacolo” presso l’università di Padova, dove attualmente vive.

“PEARLS” , il nuovo singolo di Manupuma

Pearls è il primo brano in uscita dell’EP Perle da cui ha preso il titolo, nella versione italiana del termine.
Pearls è una cover di Sade, un’artista che amo da sempre e incondizionatamente. Ho riascoltato questo pezzo dopo tantissimo tempo e in una situazione così unica e rara come quella del confinamento, la potenza e luce di questa preghiera di amore universale mi hanno folgorata.
 
Spiega l’artista a proposito del suo nuovo inedito«Ho consumato questo pezzo di ascolti, fino a decidere di farne una versione mia. Ho cercato una chiave per poter entrare nel pezzo; mi ha guidato l’urgenza delle parole, l’urlo di dolore dolcissimo nella sua voce, i violini, i respiri. 
La voce di Sade è stata la mia guida nella ricerca, un momento per riflettere sul nostro lato umano, spirituale, che si è perso e chiede, a gran voce, nel silenzio, di essere ritrovato. Pearls ha creato una connessione profonda tra me e i musicisti Gianluca Mancini e Michele Ranauro con cui ho lavorato a distanza. In attesa dell’uscita del mio EP, spero che questa canzone vi faccia ritrovare, attraverso la musica, un po’ di anima, così’ com’è successo a noi».
 
Artista legata a doppio filo alla musica, alla recitazione e al mondo della moda, Emanuela Bosone, in arte Manupuma, ha un istinto naturale per la musica, un bagaglio da attrice come membro italiano dell’actor’s studio. E’ la regista argentina Naira Gonzalez, che la scopre, la forma e la spinge a lavorare sulla voce, l’uso della voce e l’espressività della scrittura hanno preso presto il sopravvento sulla dimensione attoriale, senza però farle abbandonare la passione per le performance che si avvicinano al teatro.
Tornata a Milano dopo diversi anni in giro con compagnie teatrali e inizia a lavorare negli studi e a prestare la sua voce per jingle, spesso scritti e composti da lei e approfondisce lo studio della voce  con la jazzista Danila Satragno. Nel 2009,  con “Charleston” vince il premio per la migliore interpretazione. Partecipa al disco di Pacifico ‘Una voce non basta’ con il brano Solo se ci credi (l’estate di chi aspetta) ed divide il palco con Joan As Police Woman aprendo le date del suo tour teatrale. 
 
Il suo album d’esordio, intitolato Manupuma, è uscito per Universal Music Italia nel 2014 ed è stato scritto interamente con Michele “De Maestro” Ranauro (musicista e produttore di raffinato stampo pop e jazz) che ne ha curato gli arrangiamenti. Al disco hanno partecipato musicisti come il violinista e produttore Davide Ross (Coldplay),  Ferdinando Masi (Casino Royale) e PierLuigi Petris (Sorelle Marinetti).  Anche la moda ha puntato gli occhi su Manupuma: la Maison MOSCHINO ha scelto per la sua campagna advertising mondiale il brano ‘Ladruncoli’, affidandole anche, per una successiva campagna mondiale, una versione del brano ‘My life is a sunshine’.
 
Le canzoni di Manupuma nascono piano e voce, con una ricerca particolare della melodia, che attinge al suo mondo interiore. I suoi testi affondano il colpo, scegliendo parole e assonanze poco comuni, che non mancano mai di suonare ironiche e leggere e al tempo stesso intense e profonde, sorretti dall’uso molto consapevole di una voce sempre in equilibrio sul filo dell’emozione e capace di regalare intensità ad ogni brano. 
 
Nel Novembre del 2019  è uscito il singolo “Petra“, brano che avrebbe dovuto anticipare   il suo secondo album, ma a causa della situazione senza precedenti, viene rischedulato tutto per il 2021. Durante il primo lockdown si creano delle nuove sinergie e  Manupuma e Arisa , decidono di cantare insieme ”Nucleare”, un brano scritto da Manupuma. Il brano esce a fine maggio per Fondazione Rava con l’obiettivo di devolvere i proventi ai reparti maternità’ del Sacco  e della Mangiagalli di Milano e di altre città’ in difficoltà per l’emergenza sanitaria in corso.  
Durante questo strano periodo sospeso, l’artista riprende in mano il suo archivio musicale riscoprendo cover incise, dimenticate, e sente la necessità di essere ancora una volta interprete, attrice nel mondo della musica.
Con Michele Ranauro e Gianluca Mancini, produttori dell’EP, iniziamo a mettere mano e cuore per fare rivivere alcune di queste cover e due inediti, uno in inglese e uno in italiano.
L’EP, dal titolo “Perle“ uscirà in primavera per Irma Records; il primo brano dell’EP “Pearls” è una cover di Sade da cui prende il titolo l’album, uscirà invece a fine febbraio.

VERTICALE, l’album di Roberto Lobbe Procaccini con le recensioni di Max Gazzè, Peppe Vessicchio, Massimiliano Bruno

C’è un pizzico delle sue dita, del suo tocco, della sua sensibilità dietro alla produzione di un’intera generazione di artisti e cantautori italiani come produttore artistico, musicista, direttore d’orchestra, ma anche come compositore e autore di colonne sonore per cinema e teatro. Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, The Niro, Otto Ohm, Bandabardò, Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Sergio Rubini: sono solo alcuni degli artisti che l’hanno voluto al loro fianco.

Il 22 febbraio 2021 Roberto Lobbe Procaccini debutta per FM Records con il suo primo album, Verticale (pre-ascolto quihttps://lnk.to/verticale): un percorso musicale nel tempo e del tempo, registrato lungo tutta la penisola, in un viaggio tra Roma, Catania, Lucca e Perugia, in un anno che ha cambiato il tempo stesso e la nostra percezione di esso.

Definito “algoritmo emotivo di intelligenza musicale” da Max Gazzè, “un ambiente sonoro confortevole con il desiderio di sorprendere” da Peppe Vessicchio e “un lavoro che ti fa entrare in un mondo di fantasia in punta di piedi” da Massimiliano Bruno, Verticale è un percorso in 7 brani per scandire le tappe di un viaggio in profondità alla ricerca di se stessi, cercando risposte al rapporto che ognuno di noi ha col tempo, vissuto e da vivere. 

“L’esigenza di guardarmi allo specchio e di definirmi è stato l’impulso principale che mi ha spinto a scrivere”, afferma Roberto. “Il bisogno di fermarsi, guardarsi indietro per poter capire meglio in che direzione guardare in avanti. Avevo il bisogno di raccontarmi, e l’ho fatto con lo strumento più potente che avessi a disposizione, ossia la musica. Mai come in questo percorso è stata per me così viva, intensa e alla fine terapeutica. Avevo bisogno di confrontarmi e uscire dalle abituali zone di conforto. Avevo bisogno di archi veri per trovare l’equilibrio con il mondo sintetico, avevo bisogno di batterie acustiche per trovarlo con l’elettronica”. 

Ad accompagnare Verticale è il videoclip di Closer To Your Heart, diretto da Andrea Centrella e prodotto da Fingerframe. Il video racconta il percorso parallelo di un uomo e di una giovane donna (interpretati da Massimiliano Vado ed Elena Balestri), uniti a distanza dal filo rosso del tempo; mentre quello dell’uomo volge al termine, quello della donna offre una nuova opportunità per riscattare la propria identità. Ambientato in scenari futuristici e post-apocalittici, il videoclip è stato girato in siti di archeologia industriale come l’Ex Centrale Elettrica di Fiumicino (che presto verrà riconvertito dal Comune in Auditorium) e naturale come Torre Flavia a Ladispoli (che a breve sarà oggetto di restaurazione e consolidamento da parte del Comune).

Cresciuto tra influenze musicali molto diverse, l’approccio alla musica di Roberto Lobbe Procaccini è sempre stato ricco di tante sfaccettature. Compositore eclettico, cerca di far convivere differenti anime all’interno della propria musica, contaminando la sua scrittura con elementi apparentemente distanti e in continua ricerca di equilibrio: la melodia minimale all’interno di un suono poderoso, la tessitura orchestrale legata ad elementi post-rock, la solitudine pianistica attraversata da un’elettronica cupa. Diplomato presso il Berklee College of Music di Boston, Lobbe ha scritto negli anni numerose colonne sonore per cinema e teatro per Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Alessio Maria Federici, Michele Massimo Tarantini, Claudio Insegno Maurizio Panici, musiche per spot pubblicitari, per installazioni artistiche, oltre a collaborare a vario titolo con numerosi artisti del panorama musicale italiano tra cui Marco Mengoni, Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, Patty Pravo, Otto Ohm, Bandabardò, Marina Rei, Zero Assoluto, The Niro e molti altri. 

Il libro ‘Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni’ a ‘Sette meno dieci’, il format pugliese

“I testi. La storia delle canzoni” è un volume di ben 720 pagine, un’opera decisamente anomala nel panorama editoriale italiano, frutto di una lungo lavoro di ricerca di Deregibus e densa di notizie, aneddoti, rivelazioni inedite, analisi. È la continuazione di “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, la corposa biografia del cantautore che Deregibus ha pubblicato nel 2015, sempre per Giunti. Il giornalista in questo nuovo volume si è dedicato alle canzoni, più di 200, che De Gregori ha inserito nei suoi dischi. Ad accompagnarle, i testi delle canzoni controllati e certificati in prima persona dal cantautore romano.

Il libro non nasce però con lo scopo di spiegare i testi, di interpretarli ma con la volontà di indagare le canzoni in tutte le loro componenti: parole, musica, arrangiamenti, interpretazione. E di raccontarne la nascita, le fonti, l’ispirazione, la scrittura, quello che è successo dopo l’uscita, le tante versioni del loro autore e quelle di altri. Il tutto con centinaia e centinaia di dichiarazioni dello stesso De Gregori, tratte da interviste rilasciate dall’inizio degli anni Settanta a oggi e con complessivamente oltre mille documenti consultati.

Enrico Deregibus è giornalista e saggista, oltre che consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali in tutta Italia. È considerato il maggior esperto di De Gregori, per il quale nel 2016 ha anche realizzato il volume inserito nel cofanetto “Backpack” (Sonymusic), che racchiude in cd trentadue dischi del cantautore romano. Deregibus è inoltre ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress).

L’incontro si aprirà con un aggiornamento su “Free Patrick Zaki, prisoner of conscience”, edizione speciale del concorso internazionale di comunicazione sociale “Poster For Tomorrow“. Promossa da Amnesty International Italia, Conversazioni sul futuro e Diffondiamo idee di valore in collaborazione con altri partner pubblici e privati, l’iniziativa chiede, con il linguaggio dell’arte e della creatività, l’immediata liberazione di Patrick Zaki, studente egiziano del master Gemma dell’Università di Bologna, in carcere nel suo Paese come prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. A Bologna, Bari, Cremona, Torino, Lecce, Palermo, Napoli, Taranto, Brindisi, Asti e in un’altra quarantina di comuni italiani e pugliesi sono in affissione pubblica i 10 manifesti selezionati in due fasi successive da una giuria internazionale tra gli oltre 900 provenienti da quasi 50 Paesi in tutto il mondo.

Vincenzo Salemme gira a Napoli il nuovo film “Con tutto il cuore”

Cominciano a Napoli le riprese del nuovo film di Vincenzo Salemme “Con tutto il cuore” . Nel cast Vincenzo Salemme, Serena Autieri, Cristina Donadio, Antonio Guerriero, Sergio D’Auria, Andrea Di Maria, Vincenzo Borrino, Gennaro Guazzo, Ciro Capano, Rodolfo Corsato e Marcello Romolo e con la partecipazione di Maurizio Casagrande.

Si tratta di una coproduzione Chi è di scena – Medusa Film realizzata da Chi è di scena. La sceneggiatura di Vincenzo Salemme, Gianluca Bomprezzi, Gianluca Ansanelli, Antonio Guerriero è tratta dall’opera teatrale “Con tutto il cuore” dello stesso Salemme e narra le vicende del prof. Ottavio Camaldoli, una brava persona considerato da quelli che gli sono vicino.

A quest’ultimo viene trapiantato il cuore di un delinquente pericoloso detto “‘O Barbiere”. Cosa ne sarà del prof?   Lo sapremo all’uscita del film

Neffa duetta con Coez in “Aggio perzo ‘o suonno”

Neffa ritorna sulla scena musicale con un nuovo singolo “Aggio perzo ‘o suonno” in cui duetta in dialetto napoletano con il rapper Coez. Il cantautore scafatese racconta la storia di un amore finito, il senso di abbandono e l’ansia vissuta dal protagonista che ricorda i momenti felici. Questo instabilità emotiva lo porta a “perdere il sonno” di notte e soffrire per una situazione che non si risolve.

La Cerimonia degli Oscar 2021 si svolgerà il prossimo 25 aprile

La cerimonia degli Oscar 2021 si terrà il prossimo 25 aprile e l’Academy of Motion Pictures garantisce che sarà in presenza e non soltanto a Los Angeles: oltre al Dolby Theatre si svolgerà in diverse location. L’Academy darà priorità alla salute pubblica e alla sicurezza di tutti coloro che parteciperanno. Tra i papabili ai premi Anthony Hopkins di “The Father” e Sophia Loren per “La Vita Davanti a Sé”.