Il 20 aprile i maestri di strada in “DIRETTA A-SCETATE INCONTRI RAVVICINATI DAL DESIDERIO”

Si scrive Axé, si pronuncia Ascè: aggiungeteci la parola napoletana “Scetate”, e avrete come risultato il Progetto A-scetate, che nasce dall’intento comune di Maestri di Strada e Progetto Axé Italia di confrontare e condividere idee e metodologie, promuovendo sul territorio l’arteducazione – ovvero l’Arte vissuta dai ragazzi come fulcro dell’educazione, non come semplice intrattenimentol’Arte che risvegli nei bambini e nei giovani il Desiderio di apprendere, crescere e partecipare.

Dopo due anni di attività, durante l’evento DirettA-scetate entriamo nei laboratori arteducativi: scopriamo CUBO – Cantiere Urbano per la Trasformazione Educativa e l’Innovazione Sociale– dove incontriamo e ascoltiamo i ragazzi che fanno Arteducazione, insieme ai loro arteducatori e ai rappresentanti delle Associazioni promotrici.Intervengono: Cesare Moreno (presidente di Maestri di Strada onlus) e Cesare de Florio La Rocca (Presidente di Projeto Axé Brasile) insieme a Marcos Antonio Candido (direttore generale di  Progetto Axé Brasile), Nicola Laieta (coordinatore del Progetto Ascetate), Rocco Fava (direttore Axé Italia), Irvin Vairetti (responsabile del Laboratorio di arteducazione Musica di Maestri di Strada onlus), Cira Maddaloni (responsabile del Laboratorio di arteducazione Arti Visive di Maestri di Strada onlus), Giuseppe Di Somma (arteducatore di Teatro), Tommaso Scarimbolo (direttore e maestro di Bembè – Arti musicali e performative di Ruvo di Puglia), e tanti altri.I collegamenti rimbalzano da Sud a Nord in Italia, fino a raggiungere la casa madre di Axé in Brasile, a Salvador Bahia.

Nei suoi anni di attività, il Progetto Ascetate ha permesso di migliorare la qualità e moltiplicare e rafforzare la quantità di occasioni formative e laboratoriali di Arteducazione nelle scuole e nel territorio che collaborano da sempre con Maestri di Strada e Trerrote. Le scuole coinvolte direttamente dagli interventi di arteducazione sono state 10: IC Porchiano Bordiga, IC Toti; IC Aldo Moro, IC Marino Santa Rosa, IC Sarria Monti, IPSEOA Cavalcanti, ISIS Livatino, Liceo Don Milani, Liceo Genovesi, IIS Sannino DeCillis, tutte della periferia est di Napoli.15 laboratori sono stati attivati a scuola20 laboratori attivati sul territorio (teatro, danza, circo, teatro di figura, rap, musica d’insieme, percussioni, arti visive, mosaico, serigrafia, falegnameria, cinema, cinema del reale, e altro ancora); più di 200 docenti, educatori, operatori sociali, cittadini coinvolti dalle attività seminariali da tutta Italia. 
20 gli arteducatori coinvolti in attività di tirocinio e stage laboratoriali; 40 operatori tra educatori, psicologi, coordinatori, esperti; 250 i ragazzi coinvolti dalle nostre attività a scuola; 150 i ragazzi direttamente coinvolti dalle nostre attività a distanza.50 i ragazzi convolti stabilmente nelle nostre attività sul territorio; 100 I ragazzi coinvolti in attività culturali (mostre, spettacoli, concerti, musei); 140 i giovani e le rispettive famiglie cui sono stati consegnati i pacchi viveri per la mente.

Viaggiare a 360 gradi: Il romantico Giardino di Ninfa

Sembra un luogo incantato, da favola, uno dei più romantici al mondo: Il Giardino di Ninfa Cisterna di Latina. Quest’oasi naturalistica racchiude i resti di una città medievale con resti di un castello e meravigliosi esemplari di fiori che attirano una fauna variegata. Il Giardino di Ninfa fa parte del Sistema dei Parchi Letterari, dato che ha ispirato scrittori e poeti come Virginia Woolf, Giuseppe Ungaretti e Alberto Moravia.  Fra i molti riconoscimenti, nel 2015, ha vinto il concorso Il parco più bello d’Italia nella categoria Parchi Privati, scelto tra circa mille gioielli naturalistici italiani; nel 2018, ha conquistato il secondo posto all’European Garden Award nella categoria “L’eredità europea dei giardini e del giardinaggio”.

L’omaggio a Raffaele Viviani dell’artista Nello Petrucci

Raffaele Viviani, seduto su uno sgabello, si guarda allo specchio di un camerino, ma la sua immagine appare diversa da quella reale. Sul ginocchio c’è una maschera e tante altre giacciono ai suoi piedi, forse già indossate o forse ancora no.

È l’ultima, emblematica, opera di street-art realizzata da Nello Petrucci, che nei giorni scorsi è comparsa a Castellammare di Stabia, al civico 14 di Via Viviani, proprio sulla parete di quella che fu la casa natale di uno dei più grandi protagonisti del teatro italiano della prima metà del Novecento.

L’omaggio di Petrucci a Raffaele Viviani è arrivato praticamente in concomitanza con il 71esimo anniversario della scomparsa dell’attore e commediografo stabiese, avvenuta il 22 marzo 1950.

Nella realizzazione del murales, lo street-artist di Pompei si è lasciato ispirare da una celebre frase di Viviani: «La lotta mi ha reso lottatore».

«Ogni giorno – spiega Petrucci – affrontiamo delle “lotte” nel nostro quotidiano, ma anche per portare avanti i nostri sogni, le nostre passioni e i nostri ideali. E questo è probabilmente ancora più vero oggi, alla luce del particolare momento pandemico che stiamo attraversando».

«Ma alla fine – aggiunge – nel grande teatro della vita, ogni sera ci ritroviamo a fare i conti con noi stessi davanti a uno specchio, come quando un attore rientra nel camerino e ritorna se stesso».

«È in quel momento che ci rendiamo conto delle maschere che siamo costretti a indossare per tener fede al nostro “personaggio”. Quante ne sono? E quante ci vanno strette?» si chiede Petrucci, che ha scelto un luogo altamente simbolico per la sua performance artistica, ovvero la casa natia di Viviani, nel centro antico di Castellammare di Stabia.

«Spero – dice ancora Petrucci – che l’arte possa diventare un veicolo per riportare alla luce i luoghi più abbandonati delle nostre città e magari generare un nuovo turismo. La street-art, in particolare, può essere lo strumento adatto per avvicinare l’arte alle persone e viceversa, ma può anche essere far riflettere sulla necessità di cambiare e “rivoluzionare” schemi di pensiero e di azione ormai non più sostenibili».

Quest’ultimo obiettivo è stato sicuramente raggiunto dal Viviani allo specchio firmato da Petrucci nel centro antico di Castellammare: le immagini del murales sono infatti diventate “virali” sui social, scatenando migliaia di condivisioni e, soprattutto, commenti entusiasti da parte dei cittadini stabiesi e non solo.

La performance ha incontrato anche il gradimento delle istituzioni di Castellammare, che provvederanno a proteggere l’opera murale e hanno manifestato l’intenzione di proseguire nel solco tracciato da Petrucci per valorizzare quel centro antico che diede i natali a Viviani.

Nasce RiarrangiaRiz: un Contest sulle musiche di Riz Ortolani

Dopo il successo di ARRANGIAMI!, il contest organizzato lo scorso anno in occasione dei 100 anni di Casa Bixio, nasce  ora RiarrangiaRiz, un concorso pensato per riscoprire la musica e la straordinaria creatività del grande compositore  Riz Ortolani, autore di  colonne sonore e canzoni celebri in tutto il mondo. Questo nuovo appuntamento  voluto dalla Fondazione Riz Ortolani e dalla famiglia del grande compositore, si svolgerà sotto la direzione artistica di Renato Marengo e con la  collaborazione del  MEI – Meeting Etichette Indipendenti diretto da Giordano Sangiorgi e con il Patrocinio di Siae e di Nuovo Imaie.

Il Contest è aperto a musicisti e arrangiatori dai 18 ai 35 anni e consiste proprio nell’arrangiare – con il giusto equilibrio tra originalità e rispetto della versione di Riz Ortolani – un brano all’interno di una rosa di 35 composizioni del grande Maestro. Le iscrizioni partiranno dal 5 Aprile e saranno ad accesso totalmente gratuito Tutte le informazioni ed il regolamento sono pubblicate sul sito www.riarrangiariz.it. Ai finalisti verrà offerta – come per la precedente edizione del concorso – l’opportunità di incontrare alcuni importanti addetti ai lavori del settore. Il vincitore porterà a casa anche un contributo il denaro. Un brano fra i finalisti verrà inoltre inserito all’interno della colonna sonora del film di Marco Dentici Riz Ortolani – Armonie e Dissonanze.
Il contest, infatti, è strettamente connesso con un’altra importante operazione culturale di riscoperta: il biopic Riz Ortolani –  Armonie e Dissonanze per la regia di Marco Dentici che ripercorre, fra documentario e fiction, la vita del grande musicista i cui brani sono stati eseguiti dai maggiori artisti del mondo come: Frank Sinatra, Gerry Mulligan, da Katyna Ranieri, in seguito moglie e musa sodale  nella produzione artistica, Aretha Franklin, Andy Williams, Nat King Cole, tanto per citarne alcuni.
Inoltre fuori concorso ed in via di definizione, il Premio Speciale “Cafim per Riz” offerto dal Presidente di Cafim Italia Claudio Formisano alla composizione per  banda musicale italiana su musica di Riz Ortolani,in collaborazione con  il  Tavolo Permanente delle Federazioni Bandistiche Italiane, diretto da Giorgio Zanolini, e dei Conservatori Italiani 

Oltre ai partner istituzionali, mediapartner sono: SIAE, NUOVOINAIE, MEI, Roma Cinema, Produzioni Cinematografiche Stemo e Fenix, Classic Rock e Vinile, Cinecorriere, ColonneSonore, Cafim, Tavolopermanente Bande Italiane  e dei programmi Classic Rock on Air in radio, della  piattaforma Web TV SoundTrack City  e altri media partner del settore.

Diversity in Bureaucracy
: l’arte collettiva europea mangia-smog guidata dall’italiana Yourban2030 arriva ad Amsterdam

E’ stato presentato al pubblico internazionale il 28 marzo 2021 il nuovo murales mangia-smog olandese, uno dei primi dei Paesi Bassi: Diversity in Bureaucracy, firmato dalla street Artist JDL e promosso da una cordata che vede capofila l’italiana Yourban2030 con Prince Bernard Culture Fund e Amsterdam Fund for the Arts.

Un’impresa collettiva dal respiro europeo che, prendendo a esempio la progettualità italiana partita da Roma con Hunting Pollution nel 2018, ne ha fatto un modello virtuoso di lavoro sulle città, unendo creatività, arte, ambiente e riqualificazione urbana. Temi che in quest’occasione incontrano anche l’impegno sociale.

Diversity in Bureaucracy rappresenta una danzatrice surinamese che balla in un vortice di documenti amministrativi del Comune di Amsterdam. Con il murale, JDL pone l’attenzione su temi come lo stare insieme, la disuguaglianza di classe e la burocrazia. Da qui il titolo: Diversità nella burocrazia.

“Questo è stato l’anno di Black Lives Matter” spiega JDL “ho visto il documentario Classes, sulle (dis)pari opportunità nell’istruzione, è così aumentata la mia consapevolezza della disuguaglianza nei Paesi Bassi, e da qui è nata l’idea di Diversity in Bureaucracy”.

“Questo è uno dei primi murales nei Paesi Bassi realizzati con una vernice mangia-smog” dichiara ancora la street artist. “Con quest’opera compenseremo le emissioni di quindici auto ogni giorno, per dieci anni. Quando la luce solare riflette sulla vernice, si verifica una reazione chimica. Le sostanze più inquinanti vengono neutralizzate e trasformate in sali innocui, che possono essere lavati via dalla pioggia. Se posso fare arte e quindi anche purificare l’aria, allora non posso che esserne molto felice”.

A promuovere la cordata europea è Yourban2030, la no profit nata in Italia con l’obiettivo di coniugare i punti dell’Agenda 2030 con l’Arte, la valorizzazione del territorio, nuove tecnologie e nuove visioni di imprenditoria, basata sulla responsabilità sociale.

“Diffondere la cultura della sostenibilità attraverso l’arte è la nostra mission, e Judith ha raccolto immediatamente la sfida” dichiara Veronica De Angelis, la Presidente di Yourban2030. “Come imprenditrice, per me tutto parte dall’esigenza di impegnare in prima persona le nostre risorse, per rivedere gli spazi urbani pubblici arricchendoli di nuovi respiri e di bellezza, di tecnologia e di arte. Oltre le parole, le azioni che abbiamo sviluppato e promosso in Italia e oggi in Olanda dimostrano fattivamente che è possibile attivare operazioni reali e concrete, passando dalle idee ai fatti. Hunting Pollution, Outside In, a Roma, e Diversity in Bureaucracy ad Amsterdam dimostrano che è possibile realizzare una riqualificazione reale degli spazi pubblici ad opera anche dei privati, da parte di un’imprenditoria che abbia a cuore la salute pubblica, come progettualità attuabile su larga scala, comprendendo la bellezza come mezzo di riscatto e benessere sociale condiviso. Questa secondo me è la nuova frontiera della responsabilità sociale d’impresa, che si può intraprendere anche attraverso sinergie internazionali e comunioni d’intenti pubbliche e private”.

Fondata nel 2018 da Veronica De Angelis, in collaborazione con la vice presidente e project manager Maura Crudeli e un team composto da Emanuela Conti, Giuseppe Molinari, esperto di politiche legate alla sostenibilità, Daniele Bernardi la no profit Yourban2030 si ispira ai 17 obiettivi dell’Agenda 2030, con cui crea connessioni virtuose tra arte e innovazioni tecnologiche per dar vita a progetti artistici in grado di parlare di ambiente e sostenibilità. L’arte al servizio della Terra, l’arte generatrice dell’immagine del futuro verso cui dovrebbe tendere l’umanità, l’arte messaggera ed educatrice. Nel 2020 insieme a Frank Ferrante decidono di portare Yourban2030 negli Stati Uniti dove hanno l’esclusivo uso di Airlite per progetti artistici.

Juanito Vibez debutta con un nuovo immaginario in “Low Profile”

“Low Profile” è una traccia dallo stile indie-trap che racconta in prima persona la storia del diciannove Juan David Lezzi, vero nome dell’artista Juanito Vibez di Medellin, artista colombiano di base a Trieste.

Dopo un’infanzia trascorsa in una casa famiglia, etichettato fin da giovane per via delle sue origini e gli stereotipi che ne derivano, cerca di creare, attraverso la sua musica, un nuovo tipo di immaginario della sua nazione di provenienza e un nuovo futuro per la sua vita personale e artistica, tutta in divenire.

Il brano, con l’uso di un linguaggio semplice ma non banale, vuole essere un messaggio positivo e un richiamo ad alzare la testa per tutti coloro che si sentono vittime di discriminazione e bullismo. 

“SCAVI E RICERCHE A SHAHR-I SOKHTA” PRESENTATI A UNISALENTO I RISULTATI DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI NEL SITO IRANIANO CONSIDERATO LA “POMPEI D’ORIENTE”

Sono stati presentati, nel corso di una conferenza internazionale online organizzata dall’Università del Salento, i più recenti risultati delle indagini della Missione a Shahr-i Sokhta, eldorado archeologico che sorge nella provincia dell’Iran orientale Sistan-va-Baluchistan iscritto nella lista World Heritage dell’UNESCO, considerato la “Pompei d’Oriente”. Il sito è oggetto dal 2016 di interventi di ricerca e scavo da parte di una Missione internazionale cui partecipa il Dipartimento di Beni Culturali dell’Ateneo salentino con le attività dei Laboratori di “Topografia antica e fotogrammetria”, “Antropologia fisica”, “Paleobotanica e paleoecologia” e “Archeozoologia”.

Alla presenza del Rettore UniSalento Fabio Pollice, dell’Ambasciatore italiano nella Repubblica Islamica dell’Iran Giuseppe Perrone, dell’Ambasciatoredella Repubblica Islamica dell’Iran in Italia Hamid Bayat, del Direttore dell’Iranian Cultural Institute Taghi Amini, del Direttore della Scuola di specializzazione in Beni archeologici “Dinu Adamesteanu” dell’Università del Salento Gianluca Tagliamonte e del Direttore del Dipartimento di Beni culturali UniSalento Raffaele Casciaro, sono stati illustrati i risultati delle ricerche raccolti nel volume “Scavi e ricerche a Shahr-i Sokhta” (Studies and publications Institute, Pishin Pajouh, Tehran), curato dal Direttore del progetto MAIPS Enrico Ascalone dell’Università di Göttingen e da Seyyed Mansur Seyyed Sajjadi dell’Iranian Center for Archaeological Research, direttore del progetto archeologico di Shahr-i Sokhta e Dahan-ye Qolaman dal 1997.

Nel 2016 il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento ha avviato il progetto multidisciplinare MAIPS – Multidisciplinary Archaeological Italian Project at Shahr-i Soktha per lo studio del sito e dei materiali in corso di scavo da parte della Missione archeologica a Shahr-i Soktha. Finanziato dal Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento, dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e da enti e istituzioni private, il progetto MAIPS è coordinato dal professor Giuseppe Ceraudo e, nei prossimi anni, mira principalmente a restituire un quadro più completo sulle organizzazioni proto-statali dell’altopiano iranico del III millennio a.C.

Le attività di ricerca dei Laboratori del Dipartimento di Beni culturali dell’Università del Salento sono stati illustrati dai rispetti Direttori: Giuseppe Ceraudo (Topografia antica e fotogrammetria), Pier Francesco Fabbri (Antropologia fisica), Girolamo Fiorentino (Paleobotanica e paleoecologia) e Claudia Minniti (Archeozoologia).

«La collaborazione internazionale è fondamentale per la valorizzazione del patrimonio culturale materiale e immateriale», ha sottolineato il Rettore dell’Università del Salento Fabio Pollice, «e lo diventa ancor di più quando questo patrimonio è riconosciuto come eredità dell’intero genere umano. Di qui il nostro impegno nella Repubblica Islamica dell’Iran, teso a restituire a quel Paese e all’umanità intera la storia di un territorio che è stata la culla di una delle più grandi civiltà del passato».

Il sito di Shahr-i Sokhta, che sorge tra l’inospitale deserto del Lut e le alture del Baluchistan, rappresenta uno dei centri più ambiti per l’indagine archeologica, sia per essere perfettamente conservato a causa di concrezioni saline presenti su tutta la superficie che hanno sigillato reperti e strutture del sottosuolo, sia per essere stato spesso associato, dalla letteratura archeologica, alla mitologica Aratta che, localizzata dai testi mesopotamici “dove sorge il sole”, rivaleggiò con i sovrani della I Dinastia di Uruk (tra cui si ricorda Gilgamesh), padroni del Sumer e depositari della regalità dopo il Diluvio. Proprio il Diluvio avrebbe messo fine a una serie di dinastie dall’irreale longevità per permettere, successivamente, che la regalità potesse “scendere dal cielo” prima nella città di Kish, e poi, appunto, in quella di Uruk. Il Diluvio sumerico, i cui racconti hanno ispirato i redattori del racconto biblico, quindi, è inteso come elemento di separazione tra un tempo mitico e quello storico; un tempo, quello post-diluviano, in cui la storia viene fatta da re, che l’indagine archeologica ha in parte riconosciuto, e da città, che il progetto sta indagando.

In particolare, Aratta, citata nei maggiori poemi sumerici (tra cui “Enmerkar e il signore di Aratta”, “Enmerkar ed Ensuhkeshdanna”, “Lugalbanda e l’uccello Anzu”, e nello stesso poema di Gilgamesh), è presentata come un posto lontano e difficile da raggiungere, favolosamente ricco, pieno di oro, argento, lapislazzuli e numerosi altri materiali preziosi. La città è anche presentata come la sede della dea Inanna, alla quale fu dedicato un tempio completamente costruito di lapislazzuli; le vicissitudini della città con i re sumerici indurranno la dea a scegliere Uruk, centro della Mesopotamia meridionale, come propria residenza, consegnando la regalità al Sumer e alla dinastia fondata da Enmerkar e continuata con Lugalbanda e il mitologico Gilgamesh. Il ricordo della città rimarrà vivo nella letteratura mesopotamica tanto da essere ricordata nei poemi di Shulgi, re di Ur, e in altri testi paleobabilonesi approssimativamente datati al XIX secolo a.C.

In attesa di trovare conferme sull’identificazione del sito, i rinvenimenti effettuati negli ultimi 23 anni dalla missione iraniana di Mansur Sajjadi e dal nuovo progetto di Enrico Ascalone nella cosiddetta “Pompei d’Oriente” hanno confermato l’eccezionalità di Shahr-i Sokhta che, sebbene depositaria di un percorso autonomo di crescita, sorge a cavallo tra le quattro grandi civiltà fluviali (Oxus, Indo, Tigri-Eufrate e Halil) dell’Asia Media, Centrale e Meridionale: quella sumerica, i cui legami letterari confluiscono nella mitologia; quella di Jiroft, culla di una nuova e dimenticata civiltà fino al 2003; quella dei grandi centri dell’Asia Centrale; quella dei grandi insediamenti di Harappa e Mohenjo-daro, con cui Shahr-i Sokhta intrattenne rapporti a vario livello.

Shahr-i Sokhta, la cui estensione è di circa 200 ettari, da una parte ha mostrato processi di crescita locale ben radicati nel tessuto culturale del Sistan iraniano e, dall’altra, tra il secondo quarto del III e l’inizio del II millennio a.C. ha restituito straordinarie evidenze di un ‘long-distance trade’ tra i principali centri del Vicino Oriente. In particolare, le evidenze di attività manifatturiere nell’insediamento e la scoperta di ingenti quantitativi di pietre non lavorate semi-preziose come lapislazzuli, turchese, alabastro e altro hanno permesso di riconoscere, nel centro del Sistan, un’area di approdo, stoccaggio, lavorazione e redistribuzione del materiale destinato per un fabbisogno interno e per un domanda esterna da riconoscersi nelle oasi dell’Oxus, nelle fertili valli dello Halil (Jiroft), nelle pianure della valle dell’Indo e nelle aree alluvionali mesopotamiche, le cui evidenze archeologiche provenienti dai maggiori centri del sud (Ur), della Diyala (Khafaja), del medio corso dell’Eufrate (Mari) e dell’Alta Mesopotamia (Tepe Gawra), assieme a quelle della Siria Interna (Ebla), risultano decisive per confermare la presenza di due maggiori itinerari commerciali che sfruttarono, a nord, la via del Khorasan (ben conosciuta dai più tardi testi dei geografi arabi) e, a sud, la via marittima del Golfo Persico che, a partire dalla seconda metà del III millennio a.C., gradualmente sostituirà l’arteria settentrionale.

Con la fine del III millennio a.C. la floridità del maggiore centro del Sistan dovette scomparire progressivamente e improvvisamente, per cause perlopiù misteriose che coinvolsero i maggiori centri di tutta l’Asia Media. Shahr-i Sokhta, come i maggiori centri della civiltà Harappana, cesserà la propria esistenza colpita da una crisi che la ricerca archeologica tende a spiegare, non senza incertezza, con un radicale e repentino cambiamento climatico che avrebbe colpito quei centri, la cui sussistenza risiedeva principalmente nelle risorse idriche della regione.

I più recenti studi hanno raccolto dati che cambiano la cronologia del centro di Shahr-i Sokhta, restituendogli una nuova sequenza stratigrafica e cronologica che ‘alza’ la vita dell’abitato di circa 3/4 secoli. Significative evidenze fanno pensare che il sito si comportasse come un centro dalla struttura eterarchica: gruppi clanici di origini tribali dissimili convissero in uno stato di equilibrio sociale in cui gli aspetti gerarchici furono destinati solo all’interno di ogni singolo gruppo, in un regime di equilibrio economico dettato verosimilmente dalla prosperità che il centro dovette avere durante la prima metà del III millennio a.C. Questa eterogeneità, basata su un complessivo equilibrio sociale interno al clan e tra gruppi, impedì la centralizzazione delle risorse dell’insediamento e con esse il sorgere di una classe dominante sul sito e nella sua regione; un passaggio mancato che non produsse una centralizzazione amministrativa e la standardizzazione degli strumenti generalmente usati per il controllo delle realtà economiche su larga scala. Anche le recenti straordinarie scoperte di centinaia di proto-tavolette in argilla, usate per la registrazione contabile all’interno di singoli edifici, devono essere considerate forme di contabilità amministrativa di matrice famigliare, destinate al calcolo e alla gestione del surplus economico prodotto.

VERTICALE, l’album di Roberto Lobbe Procaccini con le recensioni di Max Gazzè, Peppe Vessicchio, Massimiliano Bruno

C’è un pizzico delle sue dita, del suo tocco, della sua sensibilità dietro alla produzione di un’intera generazione di artisti e cantautori italiani come produttore artistico, musicista, direttore d’orchestra, ma anche come compositore e autore di colonne sonore per cinema e teatro. Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, The Niro, Otto Ohm, Bandabardò, Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Sergio Rubini: sono solo alcuni degli artisti che l’hanno voluto al loro fianco.

Il 22 febbraio 2021 Roberto Lobbe Procaccini debutta per FM Records con il suo primo album, Verticale (pre-ascolto quihttps://lnk.to/verticale): un percorso musicale nel tempo e del tempo, registrato lungo tutta la penisola, in un viaggio tra Roma, Catania, Lucca e Perugia, in un anno che ha cambiato il tempo stesso e la nostra percezione di esso.

Definito “algoritmo emotivo di intelligenza musicale” da Max Gazzè, “un ambiente sonoro confortevole con il desiderio di sorprendere” da Peppe Vessicchio e “un lavoro che ti fa entrare in un mondo di fantasia in punta di piedi” da Massimiliano Bruno, Verticale è un percorso in 7 brani per scandire le tappe di un viaggio in profondità alla ricerca di se stessi, cercando risposte al rapporto che ognuno di noi ha col tempo, vissuto e da vivere. 

“L’esigenza di guardarmi allo specchio e di definirmi è stato l’impulso principale che mi ha spinto a scrivere”, afferma Roberto. “Il bisogno di fermarsi, guardarsi indietro per poter capire meglio in che direzione guardare in avanti. Avevo il bisogno di raccontarmi, e l’ho fatto con lo strumento più potente che avessi a disposizione, ossia la musica. Mai come in questo percorso è stata per me così viva, intensa e alla fine terapeutica. Avevo bisogno di confrontarmi e uscire dalle abituali zone di conforto. Avevo bisogno di archi veri per trovare l’equilibrio con il mondo sintetico, avevo bisogno di batterie acustiche per trovarlo con l’elettronica”. 

Ad accompagnare Verticale è il videoclip di Closer To Your Heart, diretto da Andrea Centrella e prodotto da Fingerframe. Il video racconta il percorso parallelo di un uomo e di una giovane donna (interpretati da Massimiliano Vado ed Elena Balestri), uniti a distanza dal filo rosso del tempo; mentre quello dell’uomo volge al termine, quello della donna offre una nuova opportunità per riscattare la propria identità. Ambientato in scenari futuristici e post-apocalittici, il videoclip è stato girato in siti di archeologia industriale come l’Ex Centrale Elettrica di Fiumicino (che presto verrà riconvertito dal Comune in Auditorium) e naturale come Torre Flavia a Ladispoli (che a breve sarà oggetto di restaurazione e consolidamento da parte del Comune).

Cresciuto tra influenze musicali molto diverse, l’approccio alla musica di Roberto Lobbe Procaccini è sempre stato ricco di tante sfaccettature. Compositore eclettico, cerca di far convivere differenti anime all’interno della propria musica, contaminando la sua scrittura con elementi apparentemente distanti e in continua ricerca di equilibrio: la melodia minimale all’interno di un suono poderoso, la tessitura orchestrale legata ad elementi post-rock, la solitudine pianistica attraversata da un’elettronica cupa. Diplomato presso il Berklee College of Music di Boston, Lobbe ha scritto negli anni numerose colonne sonore per cinema e teatro per Arnoldo Foà, Massimiliano Bruno, Alessio Maria Federici, Michele Massimo Tarantini, Claudio Insegno Maurizio Panici, musiche per spot pubblicitari, per installazioni artistiche, oltre a collaborare a vario titolo con numerosi artisti del panorama musicale italiano tra cui Marco Mengoni, Max Gazzè, Carmen Consoli, Paola Turci, Patty Pravo, Otto Ohm, Bandabardò, Marina Rei, Zero Assoluto, The Niro e molti altri. 

Il libro ‘Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni’ a ‘Sette meno dieci’, il format pugliese

“I testi. La storia delle canzoni” è un volume di ben 720 pagine, un’opera decisamente anomala nel panorama editoriale italiano, frutto di una lungo lavoro di ricerca di Deregibus e densa di notizie, aneddoti, rivelazioni inedite, analisi. È la continuazione di “Francesco De Gregori. Mi puoi leggere fino a tardi”, la corposa biografia del cantautore che Deregibus ha pubblicato nel 2015, sempre per Giunti. Il giornalista in questo nuovo volume si è dedicato alle canzoni, più di 200, che De Gregori ha inserito nei suoi dischi. Ad accompagnarle, i testi delle canzoni controllati e certificati in prima persona dal cantautore romano.

Il libro non nasce però con lo scopo di spiegare i testi, di interpretarli ma con la volontà di indagare le canzoni in tutte le loro componenti: parole, musica, arrangiamenti, interpretazione. E di raccontarne la nascita, le fonti, l’ispirazione, la scrittura, quello che è successo dopo l’uscita, le tante versioni del loro autore e quelle di altri. Il tutto con centinaia e centinaia di dichiarazioni dello stesso De Gregori, tratte da interviste rilasciate dall’inizio degli anni Settanta a oggi e con complessivamente oltre mille documenti consultati.

Enrico Deregibus è giornalista e saggista, oltre che consulente o direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali in tutta Italia. È considerato il maggior esperto di De Gregori, per il quale nel 2016 ha anche realizzato il volume inserito nel cofanetto “Backpack” (Sonymusic), che racchiude in cd trentadue dischi del cantautore romano. Deregibus è inoltre ideatore e curatore del “Dizionario completo della canzone italiana” (Giunti, 2006) e, con Enrico de Angelis e Sergio Secondiano Sacchi, di “Il mio posto nel mondo. Luigi Tenco, cantautore. Ricordi, appunti, frammenti” (BUR, 2007). Del 2013 è “Chi se ne frega della musica?”, una raccolta antologica di suoi scritti usciti su varie testate (NdAPress).

L’incontro si aprirà con un aggiornamento su “Free Patrick Zaki, prisoner of conscience”, edizione speciale del concorso internazionale di comunicazione sociale “Poster For Tomorrow“. Promossa da Amnesty International Italia, Conversazioni sul futuro e Diffondiamo idee di valore in collaborazione con altri partner pubblici e privati, l’iniziativa chiede, con il linguaggio dell’arte e della creatività, l’immediata liberazione di Patrick Zaki, studente egiziano del master Gemma dell’Università di Bologna, in carcere nel suo Paese come prigioniero di coscienza, detenuto esclusivamente per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le opinioni politiche espresse sui social media. A Bologna, Bari, Cremona, Torino, Lecce, Palermo, Napoli, Taranto, Brindisi, Asti e in un’altra quarantina di comuni italiani e pugliesi sono in affissione pubblica i 10 manifesti selezionati in due fasi successive da una giuria internazionale tra gli oltre 900 provenienti da quasi 50 Paesi in tutto il mondo.

CS_Risonanze! Network per la diffusione e tutela del teatro Under 30

Risonanze! Network per la diffusione e tutela del teatro Under 30 nasce nel 2018 dalla collaborazione tra Dominio PubblicoFestival 20/30 e Direction Under 30. La rete ha come obiettivi la promozione di percorsi di sostegno produttivo per artisti e compagnie, l’attivazione di una circuitazione alternativa di nuove opere e il coinvolgimento attivo delle fasce più giovani di pubblico in processi di organizzazione e direzione artistica partecipata.

Laddove il contagio dilagante ha messo in crisi un settore già fortemente indebolito, incidendo pesantemente sulle speranze di quanti si avviano a una professionalizzazione dell’attività artistica, Risonanze Network intende ribadire l’importanza di un’azione che può rivelarsi mezzo straordinario per il superamento dell’empasse vissuto dal comparto culturale: fare rete.

Attualmente il network è composto da partner eterogenei (festival, teatri, imprese culturali) diffusi in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Fanno parte di Risonanze il festival Dominio Pubblico (Roma), Festival 20/30 (Bologna), Direction Under 30 (Gualtieri, RE), POLLINEFest (Sezze LT), Theatron 2.0 (Campania), il festival Strabismi (Cannara PG), Spazio Zut (Foligno PG), Kilowatt Festival (Sansepolcro AR), Torino Fringe Festival (Piemonte), Arezzo Crowd Festival (Arezzo), IAC Centro Arti Integrate (Matera), Up To You (Bergamo).

Per amplificare la portata mediatica del network è stata realizzata recentemente la piattaforma digitale www.risonanzenetwork.it dedicata alla presentazione della rete, delle iniziative proposte e alla promozione dei partner e degli artisti coinvolti.

Convogliando le forze in un contenitore esperienziale condiviso, Risonanze intende creare un sistema di sostegno reciproco capace di fornire gli strumenti utili per affrontare un domani ancora troppo incerto. Proprio volgendo lo sguardo al domani, Risonanze porta avanti da due anni un lavoro capillare di scouting e supporto alle nuove realtà del panorama teatrale, organizzando, in ambito festivaliero, meeting finalizzati alla diffusione di buone pratiche, su tutto il territorio nazionale.

Se l’impegno nella diffusione del teatro Under 30 passa attraverso dinamiche di circuitazione che ribaltano la convenzione sedimentata in proposte artistiche orientate al coinvolgimento di artisti di maggior esperienza, la volontà di tutela espressa dalla rete è ben visibile nel progetto Cantiere Risonanze. Ancora una volta è la compartecipazione il fulcro di questa ramificazione progettuale di Risonanze Network, che si prefigge di attivare una produzione partecipata tra quelle realtà che hanno individuato nella creazione di nuovi gruppi di spettatori e direzioni artistiche partecipate, nella valorizzazione dei talenti emergenti e nel rafforzamento delle azioni territoriali, gli obiettivi fondamentali su cui collaborare.

 
Cantiere Risonanze è un percorso finalizzato al sostegno di una creazione inedita realizzata da una compagnia italiana under 30. Ogni partner del network contribuirà all’iniziativa mettendo a disposizione dell’artista o della compagnia vincitrice una residenza creativa presso il proprio spazio, un debutto all’interno della propria programmazione o un supporto tecnico e organizzativo.

L’altra principale azione messa in campo dalla rete è quella di riuscire, di anno in anno, a creare una mappatura della GENERAZIONE RISONANZE: ogni anno le direzioni artistiche composte da ragazze e ragazzi under 30 esprimono due preferenze rispetto agli artisti che hanno programmato all’interno dei loro rispettivi festival. Le proposte vengono raccolte in un dossier che viene poi condiviso con i partner per favorire la circuitazione degli spettacoli che si distinguono per l’innovatività del loro linguaggio scenico, l’originalità della proposta artistica e il riscontro ottenuto con il pubblico nel corso delle repliche.

Il dossier di Generazione Risonanze verrà reso pubblico all’interno della piattaforma online e sarà compito della rete promuoverlo anche ad operatori e programmatori che guardano con interesse allo sviluppo di una nuova scena teatrale che Risonanze si impegna a mettere in luce. Alla composizione del dossier 2020 hanno partecipato attivamente le Avanguardie del Festival 20 30, la Direction U30 del Teatro Sociale di Gualtieri, gli Under 25 di Dominio Pubblico, i Dodici Decimi del Festival Strabismi e VisioYoung di Kilowatt Festival. Si integreranno in questo processo anche le direzioni u30 di Up To You e Arezzo Crowd Festival. Uno dei compiti della rete è anche quello di favorire la nascita di nuove comunità di giovani che possano diventare spettatori e operatori attivi della crescita culturale nel loro territorio.

Nel corso degli anni e dagli incontri ospitati all’interno dei diversi festival appartenenti alla rete molti sono i soggetti, pubblici e privati, diffusi sul territorio nazionale, che si sono interessati all’azione e alle finalità promosse dalla rete: da C.Re.S.Co. che ne ha patrocinato la nascita, al circuito dell’Emilia Romagna Teatri, al Teatro di Roma – Teatro Nazionale, alla fondazione Piemonte dal Vivo.

Il 31 gennaio il “Concerto per Attilio VIII Edizione” in streaming su 360gradiwebTv

Domenica 31 gennaio, alle ore 17.00, la famiglia Saturno omaggia il ricordo di Attilio, offrendo agli ascoltatori un concerto di brani vocali e strumentali editi ed inediti. La melodiosa voce di Mimmo Angrisano, la chitarra del M°Antonio Saturno, le armonie dell’ensemble “Anelli di Saturno” e l’arte poetica di Teresa Coppola avvolgono, in un invisibile e commosso abbraccio, Attilio e ne rinnovano il ricordo.

Il Concerto è condotto da Brigitte Esposito e dal Antonio Saturno, con la partecipazione di p. Paolo Saturno C.Ss.R.

Riprese audio e video a cura di Gerardo Roberto Tartaglia, Angelandrea Falcone e Alessandro Fortunato.

Si ringraziano i Padri Dehoniani di Sant’Antonio Abate (Na) e i Padri Redentoristi di Pagani (Sa).

L’evento sarà visibile live su Facebook e su Youtube, il 31 gennaio ore 17.00, ai seguenti link:

https://www.facebook.com/360gradiwebtv

https://www.youtube.com/watch?v=5TVMJOrIaoY

Il 23 gennaio online il seminario “La comunicazione in tempo di crisi, tra deontologia e diritto di cronaca”

Ritorna l’appuntamento di formazione e approfondimento promosso ogni anno in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono degli operatori della comunicazione. Il tema è: «Come gestire la comunicazione in tempo di crisi, tra deontologia e diritto di cronaca».

Il seminario si terrà sabato 23 gennaio, a partire dalle ore 15.30. A causa delle restrizioni imposte dal periodo pandemico, sarà online e sarà trasmesso sulla pagina Facebook Mensile Insieme e dell’Assostampa Campania Valle del Sarno.

L’iniziativa è promossa dall’Ufficio diocesano Comunicazioni sociali e dal mensile Insieme in collaborazione con la nostra Assostampa.

In calendario, ci sono i saluti istituzionali di Monsignor Giuseppe Giudice, vescovo della Diocesi di Nocera Sarno; di Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania; di Salvatore Campitiello, consigliere dell’Ordine dei Giornalisti della Campania; di Mimmo Falco, presidente Corecom Campania e di Barbara Ruggiero, presidente dell’Assostampa Valle del Sarno.

Poi gli interventi di:

Enza Cobalto, assessore alla Cultura e Beni culturali del Comune di Amalfi, insieme a Susy Pepe, giornalista e social media manager, racconteranno «L’esperienza di Casa Amalfi distanti ma vicini».

«Comunicare la pandemia sui territori» è l’argomento che approfondirà Aurora Torre, direttore di Telenuova. 

Lo psicologo e psicoterapeuta Antonio Francese interverrà su «Nervi saldi per comunicare la crisi».

A chiudere la carrellata di interventi sarà il filosofo, giornalista, scrittore e social media manager Bruno Mastroianni, che relazionerà su «Cosa dire, quando e perché, comunicando in tempo».–
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