Al Teatro Piccolo Bellini in scena “Lisistrata – Colei che scioglie gli eserciti”

Martedì 24 e Mercoledì 25 Gennaio, alle ore 21.15, al Teatro Piccolo Bellini di Napoli va in scena Lisistrata – Colei che scioglie gli eserciti da Aristofane, con la regia di Nicola Laieta. Per la prima volta l’Associazione Maestri di Strada presenta un proprio spettacolo nello storico teatro di via Conte di Ruvo grazie alla sensibilità e all’attenzione della direzione artistica con cui nascerà una futura collaborazione.

«Quando ho scelto Lisistrata, – spiega il regista Nicola Laieta – ho pensato alla guerra che giorno dopo giorno sempre più assedia la nostra fragile quotidianità, e lo ho confrontata con la coraggiosa e sfrontata ironia con cui i giovani della periferia, con i quali lavoro, affrontano le difficoltà e le guerre quotidiane che li circondano. La stessa ironia con cui Aristofane duemila anni fa risollevò i greci dalla tragedia della guerra con un’esilarante commedia sulla pace. Lisistrata incita le sue concittadine a una rivoluzione personale, e non sempre la voce di chi chiede di ridestarci dalle abitudini e i percorsi consueti, è ben accetta o accolta con entusiasmo poiché ci appare un invito a complicarci la vita piuttosto che a renderla più semplice»

Lisistrata di Aristofane è interpretata dai giovani allievi del Laboratorio Territoriale delle Arti dei Maestri di Strada attivo nella periferia di Napoli Est, insieme agli educ-attori dell’Associazone Trerrote, con le coreografie di Ambra Marcozzi, i costumi di Annalisa Ciaramella e le scene di Peppe Cerillo. 

Duemilacinquecento anni fa i greci, dopo aver affrontato insieme il nemico esterno, cominciano a scannarsi tra di loro nella guerra del Peloponneso. La tragedia è grande ma Aristofane ne fa una commedia, inventandosi lo sciopero dell’amore di Lisistrata e delle donne per la pace  sullo sfondo tragico della lotta fratricida. Quando a questa commedia hanno assistito le famiglie dei nostri giovani allievi, anch’esse schierate in opposte fazioni di una guerra che insanguina le nostre periferie in modo cronico, riunite di nuovo insieme, hanno riso e si sono commosse come i greci di due millenni orsono: le emozioni non cambiano nel tempo. Lo sciopero del sesso  che Lisistrata conduce insieme alle giovani ateniesi affinché termini la guerra fratricida che insanguina la Grecia, è stato rappresentato più volte e ha ispirato riproposizioni importanti e divertenti da Monicelli a Spike Lee fino a Radu Mihăileanu che  riscrisse qualche anno fa una versione di Lisistrata ambientata nel mondo medio-orientale ispirandosi ad un fatto realmente accaduto: in un villaggio della Turchia, le donne improvvisarono uno sciopero del sesso per ottenere maggiore rispetto e ascolto dai loro uomini nonché il loro aiuto nel lavoro quotidiano del villaggio. Una storia vera che racconta il cambiamento di un piccola comunità musulmana , per affermare la necessaria partecipazione attiva delle donne alla vita sociale come nell’Atene sognata di Aristofane.

Il presidente di Maestri di Strada, Cesare Moreno racconta così Lisistrata: «Syria (la giovane attrice che interpreta Lisistrata n.d.r.) quando si muove sul palco, non muove il suo corpo ma dirige un’orchestra: gli attori sulla scena e il pubblico sono nelle sue mani. Anche dopo tante prove, la sera della prima sono stato rapito dallo spettacolo in un modo che mi auguro possa coinvolgere i fortunati spettatori che parteciperanno alle repliche del Bellini».

Stagione teatrale 2017 al Godot Art Bistrot di Avellino in collaborazione con NCT

Venerdì 20 gennaio al Godot Art Bistrot di Avellino, uno dei partner di NCT – coordinamento campano, (via Mazas, 13/15) parte la stagione teatrale 2017, con la direzione artistica di Domenico Santo. L’iniziativa prevede cinque appuntamenti e tre spettacoli sono organizzati in collaborazione con NCT (misura finanziata da Funder35 e Fondazione Con Il Sud) che ha scelto i lavori tra i partner al progetto e di compagnie emergenti che hanno difficoltà a circuitare. Il 20 gennaio alle ore 21 andrà in scena Come una bestia! della Baracca dei Buffoni, con Antonio Perna, per la regia di Orazio De Rosa. Il 10 febbraio alle ore 21 sarà la volta di Teatro In Fabula con Il grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luperini con Antonio Piccolo, che ne ha curato anche la regia insieme a Giuseppe Cerrone. Infine, il 7 aprile alle ore 21 Teatro Civico 14 e Murìcena Teatro presentano Chiromantica Ode Telefonica agli Abbandonati Amori di e con Roberto Solofria e Sergio Del Prete e tratto dai testi di Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Giuseppe Patroni Griffi e Francesco Silvestri.

venerdì 20 gennaio | 21

COME UNA BESTIA

con Antonio Perna

regia di Orazio De Rosa

Baracca dei Buffoni

Uno scarafaggio arrampicatore sociale, uno scorpione killer, una spugna che vuole smettere di bere, un pappagallo che parla d’amore: Viskovitz è ognuna di queste bestie e molte altre ancora, alle prese con le loro bizzarrie, nevrosi, vanità. COME UNA BESTIA è un tour de force di comicità e intelligenza, dove il gergo scientifico diventa invenzione linguistica, la battuta aforisma. Attacchi folgoranti danno vita a intrecci pieni di sorprese, che spaziano dalla gag comica al western, dall’assurdo al blues. Sono favole ironiche che illuminano un mondo in cui si fatica a essere animali e si finisce per diventare bestie.

Venerdì 10 febbraio | 21

IL GRIGIO

con Antonio Piccolo

regia di Giuseppe Cerrone e Antonio Piccolo

Teatro In Fabula

Un artista in crisi per la mediocrità della propria vita decide di allontanarsi da tutte le sirene del mondo, in cerca di silenzio e di indipendenza. Trasloca in una casa di periferia tutta bianca, circondata dal verde. L’isolamento si rivela però un’illusione. Innanzitutto, i suoi propositi sono disturbati dall’osservazione della villetta accanto; in più, è continuamente disturbato dalle visite della compagna, della ex fidanzata, del fratello e di chissà chi altro. E poi, compare un topo. Grigio. Un topolino di campagna? Forse. La sua resistenza a tutte le trappole e tutti i marchingegni ne ingigantisce l’importanza, tanto da trasformarsi da fuggitivo in persecutore.

Venerdì 7 aprile | 21

CHIROMANTICA ODE TELEFONICA AGLI ABBANDONATI AMORI

uno spettacolo di e con Roberto Solofria e Sergio Del Prete

da Enzo Moscato, Annibale Ruccello, Giuseppe Patroni Griffi e Francesco Silvestri

Teatro Civico 14 e Murìcena Teatro

Angoli di camera da letto, angoli di sogni, angoli di abbandoni, angoli di amori e di illusorie telefonate. Un luogo unico e disunito che unisce le anime stracciate di CHIROMANTICA ODE TELEFONICA AGLI ABBANDONATI AMORI. Enzo Moscato, Giuseppe Patroni Griffi, Annibale Ruccello e Francesco Silvestri, sono gli autori che creano il fil rouge, (in)consapevolmente tra le loro anime dannate riportate su carta negli anni ’80, anni di grande fervore culturale. Rosalinda Sprint, Jennifer, Gina, Tuna, Bolero e Grand Hotel, sono le protagoniste di questo viaggio oniricochiromantico en travestì.

Sergio Assisi al Teatro Delle Arti con “L’ispettore Drake e il delitto perfetto”

Riprende, dopo la pausa natalizia, la stagione teatrale 2016/2017 del Teatro Delle Arti di Salerno. Di scena domani 14 gennaio alle ore 21 ed in replica domenica alle ore 18, l’attore partenopeo Sergio Assisi, che insieme con Luigi di Fiore, Francesco Procopio, Fabrizio Sabatucci e Beatrice Gattai presenta “L’ispettore Drake e il delitto perfetto” di David Tristram, con le musiche originali di Louis Siciliano Aluei, la scenografia di Roberto Crea, le luci di Francesco Adinolfi, i costumi di Mirjana Panowsky, la foto di Marina Alessi, aiuto regia Pino L’Abbate, la regia dello stesso Sergio Assisi.  

Quando un genio decide di commettere un delitto, il piano che mette in pratica per portare a termine il suo progetto è a prova di errore. Ma è anche a prova di idiota?

L’Ispettore Drake e il suo fido aiutante Plod si ritrovano a dover affrontare la più grande sfida delle loro carriere: risolvere un misterioso e intricato delitto. E quando diciamo intricato, intendiamo proprio intricato, intricato come… come una cosa molto intricata, per intenderci. Chi è il misterioso dottor Short? E perché ha sposato un facocero? E’ stato lui ad uccidere la sua quarta moglie o è stata la sua quarta moglie a uccidere lui? Ha veramente due figlie di nome Sabrina o una delle due mente? Che ci fa il Papa nel bosco? Ma soprattutto, perché c’è un lampione in salotto? Queste sono solo alcune delle tante domande a cui l’ispettore dovrà dare una risposta.

Personaggio surreale al servizio di un thriller surreale, l’Ispettore Drake racchiude in sé tutti i luoghi comuni del detective esasperati all’ennesima potenza, fino ad ottenere una miscela esplosiva e irresistibilmente comica. La sua lampante incompetenza, malcelata da un atteggiamento serioso e goffamente beffardo, è resa ancora più esilarante dall’accoppiata con il sergente Plod, il peggior assistente che un detective possa desiderare di avere al suo fianco quando si sta indagando su un omicidio! In questa fortunata commedia inglese si alternano continue e inaspettate gag e innumerevoli colpi di scena, trascinando lo spettatore in un universo goliardico dove tutto, ma proprio tutto può accadere, e dove ciò che è incredibile diventa magicamente plausibile. 

Lo spettacolo nasce dalla volontà di rappresentare qualcosa di nuovo e di classico nello stesso momento – ha dichiarato Sergio Assisi Una commedia inglese dall’inconfondibile humor surreale, che si amalgama con la comicità nazional popolare. L’idea è quella di dar vita a personaggi dichiaratamente eterogenei per dialetto. Dal napoletano al milanese, passando per il romano. Una sorta di spettacolo multietnico, che prova a sfruttare le comicità regionali, sulla base di una provata e internazionale ironia british. Protagonista della storia non è un “semplice” delitto da risolvere, ma il gioco complesso e matematico del teatro nel teatro, l’abbattimento della quarta parete, e finzione che si mischia a realtà. Attori che escono fuori dal personaggio e personaggi che giocano ad essere attori. L’ambientazione classica di un salotto inglese, ma ricco di elementi folli, porta lo spettatore fin dall’inizio in una nuova dimensione, resa confortevole dalle più classiche trovate sceniche. Una prima esperienza di regia teatrale, ambiziosa ma non troppo, con la quale provare a creare un nuovo stile identificativo.Può la stupidità vincere sul genio del male? Può il genio prendersi gioco del comune essere umano senza pagare le conseguenze della propria vanità?”

Nuovo appuntamento con lo Zelig Lab on the Road al Teatro Ridotto di Salerno

Oltre il gelo e la neve, fioccano le risate al Teatro Ridotto Salerno, venerdì 13 gennaio nuovo appuntamento con l’edizione 2016/2017 dello Zelig Lab on the Road Salerno, organizzato dal direttore artistico Gianluca Tortora in collaborazione con gli autori del fortunato programma televisivo delle reti Mediaset. Sul palco del piccolo tempio della comicità salernitana, venerdì sera si alterneranno per regalarvi circa due ore di pura comicità il comico salernitano già protagonista dello Zelig televisivo Chicco Paglionico, ed ancora Andrea Monetti, Francesco D’Antonio, Vincenzo Comunale vincitore dell’edizione 2016 del Premio Charlot, Luca Bruno, i salernitani Malgrado Tutto, Giovanni Perfetto, il partenopeo Gabriele Rega, Peppe Gallo e… ospite della serata uno dei protagonisti di Zelig 2016 andato in onda su Canale 5, Vincenzo Albano.

Insomma una serata tutta da ridere e da non perdere assolutamente, per informazioni e prenotare i biglietti si può telefonare ai numeri: 089233998 – 3274934684. Il costo del biglietto è di euro 8 a persona.

Intanto continua la prevendita dei biglietti per poter assistere al nuovo spettacolo di Paolo Caiazzo in programma il prossimo 11 febbraio dal titolo “Per fortuna che sono terrone” e allo spettacolo del duo comico Arteteca “Cirque du shatush” in programma il 28 gennaio. I biglietti si possono acquistare presso il botteghino del Teatro Delle Arti di Salerno.

I racconti di Bronx Film alla Casa del Cinema, rassegna di documentari e corti

Nella famigerata ma ancora fertile zona di Scampia, a Napoli, da 10 anni è in crescita un albero socio-produttivo con rami cine-culturali che non a caso ha nome Bronx Film (dopo essere nato e affermatosi col marchio Figli del Bronx). Laggiù – in fondo a due passi da noi – le Gomorre sono davvero di casa, eppure dal basso, da dentro quel meccanismo, qualcuno ha voluto e saputo partire per rinnegare un certo passato e per costruire idee, opportunità, storie, insomma un ‘ufficio’, un lavoro anomalo per quelle strade buie. Gaetano Di Vaio, ‘indigeno’ reduce da errori giovanili mutati in consapevolezza e studi, insieme a giovani registi e persone non solo di Scampia – come le produzioni Eskimo Film di Dario Formisano e Minerva Pictures di Gianluca Curti – ha via via reso quel Bronx uno strumento di lotta pragmatica attraverso immagini e racconti, cioè cortometraggi, documentari, film. Bronx napoletano vissuto da figli a fratelli, forse padri di una svolta da puntellare senza pause ma che ha già significato nuovo peso specifico della drammaturgia made in Naples e dintorni. Svolta non solo cinematografica: Bronx è anche libri, corsi, forum, varie attività.

 

La Casa del Cinema di Roma, Largo M. Mastroianni, 1,  vuole ospitare il riassunto di questo decennio articolandolo in cinque giovedì dal 12 gennaio al 9 febbraio 2017: in programma alle ore 18 proiezioni e dibattiti per capire tali meccanismi d’indipendenza e di coraggio. Ecco Abel Ferrara coinvolto in un percorso complesso – Napoli, Napoli, Napoli – che appartiene al suo ambiente cine-etico e alle sue radici familiari. Da Guido Lombardi il bel corto su gioventù ‘ammischiata’ di quartieri diversissimi e il folgorante, pluripremiato alla Mostra di Venezia 2011 La-bas sulla strage d’immigrati africani nella Terra dei fuochi casertana. Altri corti di rilievo: Ciro del bravo Sergio Panariello e Ore 12 del potente Toni D’Angelo legati al cinema del reale; Ritratti abusivi di Romano Montesarchio, che sfata luoghi comuni attraverso umanità ‘comune’ quanto eccentrica. Sotto la stessa luna di Carlo Luglio, sincero e accorto incrocio di realtà e narrazione con cui a Locarno 2006 cominciò il cammino degli allora Figli del Bronx; e l’anima soul di Enzo Gragnaniello in giro per i Campi Flegrei in Radici dello stesso Luglio. Infine in programma due documentari di Gaetano Di Vaio, il motore nel Bronx: l’essenziale e molto personale Il loro Natale su vita e attese di familiari (donne) di detenuti e l’altro faccia a faccia del produttore-regista Largo baracche sulla gioventù dei quartieri di Napoli colti nei loro intricati vicoli fatti di salvezza e dannazione.

Fortebraccio Teatro presenta “Metamorfosi” tratto da Ovidio

Dal 13 al 15 gennaio a Sala Ichòs (via Principe di Sannicandro – San Giovanni a Teduccio) Fortebraccio Teatro presenta Metamorfosi (di forme mutate in corpi nuovi) tratto da Ovidio, con la traduzione di Piero Bernardini Marzolla, adattato e diretto da Roberto Latini, con le musiche e i suoni di Gianluca Misiti (anche quest’anno tra i finalisti al Premio UBU nella categoria “Progetto sonoro o musiche originali” per Amleto + Die Fortinbrasmachine). Il progetto è suddiviso in tre spettacoli con il seguente programma:

13 gennaio h 21 SIRENE + ECUBA + NARCISO – a cura di e con Ilaria Drago

14 gennaio h 21 ARACNE + IL SONNO – a cura di e con Alessandra Cristiani

15 gennaio h 21 METAMORFOSI scatola nera – di e con Roberto Latini

Ho scelto di lavorare su Metamorfosi di Ovidio – ha dichiarato il regista Roberto Latiniper l’evidente impossibilità a farlo. È un materiale talmente vasto e ricco e traboccante, che quanto preparato per la scena ha avuto da subito il sapore del non finito, non finibile. Mi interessa quindi moltissimo. Dal primo sipario aperto nell’estate ho cercato di assecondare questa apertura e tenermi, tenerci, in una forma in mutamento. Coi miei compagni di lavoro e nella loro eccezionale disponibilità, abbiamo costruito materiale cangiante, mutante, mai replicato nella stessa forma e condizione. Abbiamo lavorato sulla possibilità dell’indefinire, sulla precarietà stessa del percorso creativo e i suoi processi.  Vado ripetendo che ci siamo permessi di metterci nella condizione di un lavoro in trasformazione continua, senza le regole del ben fatto, dell’acquisito, conquistato, ma regolato sulla sensazione scenica della costruzione.  Ho stabilito un punto di partenza, non cronologico, non drammaturgico, non contenutistico, ma ho scelto di lavorare su quanto mi attrae, sull’attrazione, quindi, non sull’astrazione. C’è forse ora una drammaturgia di ritorno, prodotta dallo stesso materiale e sono nella curiosità dell’appuntamento scenico per ulteriori riflessioni.

Rassegna Atelier. L’ 8 gennaio Piaf, black without wings al Nuovo

Secondo appuntamento della VII edizione di “Atelier – Spazio performativo”, rassegna di teatro e danza, con la direzione artistica di Artestudio – Teatro Grimaldello, di Antonio Grimaldi, concept e coordinamento a cura di Loredana Mutalipassi. Domenica 8 gennaio alle ore 19, sarà al Teatro Nuovo di Salerno (via Laspro) la compagnia Capriglione-Limodio con “Piaf: black without wings”, di Maria Sole Limodio. Antonetta Capriglione interpreta, lontana da ogni biografismo, Piaf: lo spettacolo è un battito, un esperimento sul volo. Un’indagine sulla schiena dell’uomo senza ali, una riflessione sul potere umano della canzone, sulla bellezza dell’inferno. L’anima e l’animalità del personaggio evocato, convocato, esalta il volo basso dei passerotti leggeri e non quello rapace e tracotante degli sparvieri. L’edizione 2017 della rassegna Atelier, che ha il patrocinio del Comune di Salerno, si propone di ampliare sempre più l’orizzonte dello spazio teatrale inteso come luogo del corpo dell’attore nella sua totalità: una dimensione nella quale spazio e tempo siano profondamente correlati e traslati dalla sensibilità rappresentativa degli interpreti.

Biglietto € 10.

Nasce il Primo Festival Italiano della Cinegustologia dedicato a Ettore Scola

Il 5 Gennaio 2017 parte a Trevico (la città natale di Ettore Scola) il primo Festival italiano della Cinegustologia, un nuovo modo di fruire il cinema attraverso le analisi del gusto ideato da Marco Lombardi, docente di Cinema ed Enogastronomia in alcune delle principali Università italiane, dallo IULM di Milano alla Sapienza di Roma, dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli.

Conferenze, degustazioni, laboratori, proiezioni, spettacoli e visite guidate saranno gli ‘ingredienti’ delle quattro giornate del Festival (5-8 Gennaio 2017) che coinvolge l’alta Irpinia (anche Vallesaccarda, la città Ecogastronomica e Zungoli, che fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia) e parta da Trevico, il centro abitato più alto del Mezzogiorno peninsulare. Un borgo medievale dell’alta Irpinia, incastonato tra Campania e Puglia a 1094 metri di altezza, che ha dato i natali (il 10 Maggio del 1931) ad Ettore Scola, che ha celebrato il suo legame con la città nel film “Trevico – Torino – Viaggio nel Fiat-Nam”, divenuto un simbolo negli anni 70’ delle narrazioni cinematografiche dell’emigrazione dei giovani meridionali verso le grandi fabbriche del Nord.

Oggi ad oltre 40 anni da quella pellicola del 1973, una delle grandi testimonianze dell’impegno civile del cinema di Scola, e ad un anno esatto dalla morte del regista irpino (il 19 Gennaio 2016) la sua città natale lo celebra dedicando interamente alle sue opere il primo Festival italiano della Cinegustologia, con un fitto programma di eventi cinegustologici che, grazie, grazie alla collaborazione con i Comuni di Vallesaccarda e di Zungoli, saranno una straordinaria vetrina delle eccellenze enogastronomiche e paesaggistiche dell’intero territorio irpino della Baronia, ma saranno anche e soprattutto un modo per offrire ai più giovani  e non solo la possibilità di vedere alcuni grandi capolavori della storia del cinema italiano. Una storia che Ettore Scola ha attraversato per oltre quarant’anni (è datato 1964 il suo esordio alla regia), dirigendo alcuni dei più grandi attori del cinema italiano come Vittorio Gassman, Sophia Loren, Nino Manfredi, Marcello Mastroianni, Giovanna Ralli, Alberto Sordi e Massimo Troisi, ma anche grandi attori internazionali come Gerard Depardieu e Jack Lemmon.

Natale Young a suon di hip hop

Nuovi appuntamenti di Young, la stagione teatrale dedicata ai più piccoli di Le Nuvole/Casa del Contemporaneo. Sabato 17 dicembre alle ore 16.30 a Salerno alla Sala Pasolini e domenica 18 dicembre ore 11 a Napoli al Teatro dei Piccoli (qui in replica anche per le scuole dal 19 al 21 dicembre alle ore 9.30 e 11.30), andrà in scena “Natale a suon di hip hop”, testo teatrale scritto e interpretato da Monica Mattioli, in scena insieme a Massimo Prandelli, sulla base di tre racconti:  Il Complotto dei Babbi Natale di Ute Krause, Un regalo per Goumba di Elisabetta Jankovic e Il pacchetto rosso di Linda Wolfsgruber e Gino Alberti. I bambini dai 3 anni in su potranno assistere ad uno spettacolo fatto di gag, giochi teatrali e musica travolgente. “L’inserimento della danza come linguaggio espressivo ha portato una nuova energia sulla scena soprattutto in questa occasione in cui i classici della musica natalizia saranno rielaborati in chiave hip hop e neoclassica” spiega Monica Mattioli. L’appuntamento è anche un’occasione per regalare biglietti e card a ingresso agevolato a teatro per tutta la famiglia, scegliendo fra i titoli della rassegna in programma a Salerno e a Napoli.

Al via Schegge d’autore il Festival della Drammaturgia Italiana – XVI Edizione

Lunedì 12 dicembre si apre il sipario del Teatro Tordinona per la nuova, ricchissima edizione di “SCHEGGE D’AUTORE”, il Festival della Drammaturgia Italiana, ideato da Renato Giordano, giunto quest’anno alla sua XVI edizione, e svolto in collaborazione con lo SNAD. Nuovi autori e interpreti si sfideranno sul palco dello storico Teatro Tordinona per dar vita all’appuntamento che, anno dopo anno, si riconferma tra i più apprezzati e seguiti della Capitale.

Tanti i testi selezionati dall’attenta Giuria, della quale faceva parte il Maestro Ettore Scola e al quale è dedicata l’edizione di quest’anno. Diciotto gli autori selezionati durante l’anno che hanno presentato monologhi, corti eatti unici. I testi verranno portati in scena ognuno per tre sere consecutive, fino al 23 dicembre, serata finale di premiazione. Un’edizione che si caratterizza per interessanti lavori realizzati da importanti nomi del teatro italiano, ma anche un’occasione di grande visibilità per i nuovi autori e attori emergenti.

Novità di quest’anno sarà la prima Edizione del Premio “Luce sul Proscenio”, dedicato agli autori Under 35 e promosso dalla Fondazione Favi Annita Onlus. Il Premio sarà presentato all’interno del Festival “Schegge d’Autore”.

Si parte il 12 dicembre alle ore 21:00, con i primi cinque corti, che saranno in replica anche il 13 e 14 dicembre: “L’ultima sinfonia”, scritto dal commediografo, fotografo e giornalista Salvatore Scirè, che racconta gli ultimi giorni di vita del grande musicista Ciaikovskij. A seguire, lo storico del teatro e autore Giovanni Antonucci porta in scena il suo testo “Io Trilussa”, interpretato da Antonucci stesso, protagonista di un monologo ironico su Trilussa e la Belle Époque. A seguire sarà la volta dell’autrice Luisa Sanfilippo con “Anamorfosi dentro”, satira di un apparente grottesco mutamento anamorfico. La Sanfilippo ne è anche l’interprete. Metaforico e poetico il testo di Carla Piubelli, “Crisalide” che si incentra sulle emozioni di un’anima intrappolata in un bozzolo che lotta per librarsi in volo.  La rassegna prosegue con “Casimiro” di Massimiliano Perrotta, che vede come protagonista un bizzarro favellatore di strada che crede a tutto ciò che gli si dice.

 

Nei giorni 15 -16 -17 dicembre, alle ore 21.00, andrà in scena un corto che rappresenta una metafora della vita, vista dalla particolare prospettiva delle favole: “Favole2”, di Luciano Bottaro; segue “Io Giulia Domna”di Stefania Severi, che presenta un lavoro sulla storia della moglie di Settimio Severo, con l’interpretazione diChiara Pavoni. Altra tematica quella affrontata da Anna Hurkmans ne “I clandestini”, che racconta la storia di un uomo contrario alla presenza di clandestini, con un finale tutto a sorpresa. Nelle stesse sere, Nino Musicò porta in scena il corto intrigante, “Una foglia non serve a coprire tutto”, storia a tutto tondo di un attore porno in crisi. Infine, “L’ombra di Cesare-Cicatrici” di Sonia Morganti, affronta il tema del dolore.

In scena anche un monologo al femminile sulla storia di una donna perseguitata dalle immagini di un uomo e di un pugnale, che scopre come la sua anima abbia abitato il corpo di Francesca da Rimini. Il testo, dal titolo “Luxuriàs, lost in lust”, è di Caroline Pagani e Filippo Bruschi.

 

I giorni 18-19- 20 dicembre sono dedicati ai vincitori del Premio Luce sul Proscenio, voluto dalla Fondazione Onlus Favi Annita onlus, e dedicato ad autori under 35. Tre sono i vincitori della prima edizione: Stefania Perno con “La bambina mai cresciuta”, Roberta Russo con “I due euro dell’acqua della nonna”, Serena Ventrella con “Muffa”. Gli spettacoli andranno in scena alle ore 21:00. Domenica 18 dicembre il Premio Luce sul Proscenio sarà preceduto da una tavola rotonda sul tema: “La giovane Drammaturgia in Italia”. I Premi speciali della sezione internazionale di Schegge D’Autore verranno assegnati alla scrittrice russa Elena Rastegaeva e all’artista francese Emmanuel Gallot Lavallèe, autore dell’immagine del Festival “Schegge d’Autore” di quest’anno. E’ prevista la proiezione di video di spettacoli dei primi quindici anni di Schegge, con la rappresentazione straordinaria di “August e Marie” di Renato Giordano.

Il Festival, organizzato dallo SNAD (Sindacato Nazionale Autori Drammatici e Radiotelevisivi) con la direzione artistica di Renato Giordano, è dedicato agli autori teatrali italiani. In sedici anni di festival sono andati in scena circa 650 nuovi testi. Un evento unico, dove la scrittura drammaturgica è protagonista, in un paese in cui per i nuovi autori è sempre più difficile andare in scena. Un Festival coinvolgente, ma anche un osservatorio sulla vitalità del teatro e le sue continue evoluzioni.

Pietra Montecorvino apre la rassegna “Chi passa alla Locanda”

La musica è tutto. È uno specchio. È il modo di comunicare il mio amore e la mia passione, per soddisfare gli altri. E quando il pubblico è felice è compiuto il miracolo”. Così racconta il suo universo musicale Pietra Montecorvino, cantante, attrice e interprete sanguigna e viscerale che venerdì 9 dicembre alle ore 21 inaugurerà la rassegna “Chi passa alla Locanda”, il cartellone della Locanda del Mare, il porto d’inverno del Dum Dum Republic. Una voce unica e profonda, che fonde suono e fisicità in un discorso interculturale, contaminando terre e culture lontane, con incursioni nel mondo della musica popolare contemporanea, in un incrocio senza frontiere, sempre fedele a se stessa e alle “femmine del Sud”. Una Pietra che non urla più le sue canzoni, ma nei dischi ama passare attraverso “le emozioni silenziose, perché nella vita si impara sempre”. “Il palcoscenico è l’unico punto in cui sono sicura di me – racconta l’artista – riesco a fondere sia le pressioni della vita, che i disagi o la felicità. È un’alchimia che riesce ad emozionare perchè la prima ad emozionarsi sono io”.  Indipendenza mentale e libertà come essere umano, ma soprattutto una personalità artistica forte, definita dal regista John Turturro, che l’ha voluta tra i protagonisti del film “Passione”, come “…una donna unica nel suo genere, una persona autentica che non si lascia intimorire dal potere della realtà. È una narratrice, un’attrice …”. E poi c’è Napoli e il Sud, che sono sempre il punto di partenza, ma mai di arrivo, perché esistono il mondo e l’universo. “Finora sono riuscita a non farmi intrappolare – insiste Pietra Montecorvino – È fondamentale lasciare uno spiraglio per il sogno di volare. La vita è un volo. Io sono io, non seguo mode, non perdo tempo e quando amo, amo davvero, sogno l’impossibile anche se i sogni sono vicini alla realtà e la vita è tutta lì, negli spazi tra cielo e terra. Pietra è cambiata. È cresciuta, con la pazienza, l’amore per la vita e per gli altri, la responsabilità per i figli. Arriva un tempo, che non corrisponde ad un’età predefinita, in cui ti devi fermare e fare altre cose. Sono 10 anni che sto costruendo per esplodere alla grande e comunicare emozioni. Come diceva Triosi, “l’arte è di chi se la prende, non di chi la fa”. In programma per il prossimo febbraio anche l’uscita del nuovo lavoro discografico di Pietra Montecorvino, “Colpa Mia”, attualmente in preparazione: “È quasi tutto scritto da me, oltre ad un brano composto con mio figlio Fulvio Bennato, con l’arrangiamento di Salvio Vassallo. Ci sono grandi collaborazioni e di questo sono molto contenta. Tra gli ospiti anche Tonino Carotone, che ha collaborato con Manu Chao”.

 

Massima interprete della musica napoletana di respiro internazionale, sul palco della Locanda del Mare, Pietra proporrà un repertorio articolato, tra canzoni proprie, brani scritti da Eugenio Bennato e classici partenopei e internazionali rivisitati in una fusion creativa tra lo stile tradizionale e le nuove sonorità mediterranee. On stage con lei due musicisti di grande spessore, il polistrumentista Erasmo Petringa e il contrabbassista Daniele Brenca: “E poi ci sono, l’imprevedibilità dell’arte che va oltre il repertorio”.

in Anteprima Se una Notte di Mezza Estate i Bottom Brothers ad Astradoc

Venerdi 2 dicembre 2016 dalle ore 20.00, serata speciale della rassegna di cinema documentario AstraDoc – Viaggio nel Cinema del reale presso il Cinema Astra di Napoli, dedicata ad una produzione tutta napoletana, a metà strada tra realtà e finzione, incentrata su un laboratorio teatrale fatto con i migranti dalla Compagnia di K. e realizzata grazie ad una campagna di crowdfunding.  Proiezione del film in anteprima assoluta di Se una notte di mezza estate i BOTTOM BROTHERS (Italia, 2016, 84′) di Adriano Foraggio, sceneggiatura di Linda Dalisi. Alla serata, presentata dalla giornalista e scrittrice Ilaria Urbani, parteciperanno il regista, coautore del soggetto con la sceneggiatrice Linda Dalisi e il cast del film. Quindici giorni circa di set (10 giorni al Teatro Bellini e altri a Interno5), un piano di produzione rocambolesco e funambolico, a incastrare disponibilità di più di 20 attori non professionisti; una campagna di crowdfunding su produzioni dal basso veloce e incisiva; un gruppo indipendente spinto dal desiderio di lasciare una testimonianza su uno spazio necessario di creatività e incontro; un gruppo di professionisti che ha deciso di sostenere il progetto. Il film racconta della Compagnia di K., spazio di laboratorio teatrale nato a Napoli nel 2011, aperto a italiani e stranieri non professionisti, che sta preparando uno spettacolo. Non si ha ancora la certezza che si andrà in scena. Non si è mai al completo, manca sempre qualcuno che forse arriverà. Il gruppo sta lavorando su Nick Bottom, l’artigiano del Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, di cui ognuno crea la propria versione, fino alla costruzione di un Bottom molteplice. Nell’opera di Shakespeare, Bottom attende di dare vita al suo personaggio, di essere finalmente “attore”, e così i ragazzi della Compagnia. Per loro (23 partecipanti in totale, più le loro guide), italiani e stranieri, rifugiati politici e migranti economici, l’attesa dell’andata in scena fa da specchio all’attesa nella vita, perché in Italia la condizione del migrante è una continua attesa: attesa del permesso di soggiorno, dell’appuntamento alla Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di un lavoro, di costruirsi una nuova vita, di poter aiutare le famiglie rimaste a casa. “Ho seguito il laboratorio di teatro sin dalla sua nascita – ha dichiarato il regista Adriano Foraggio – L’ho osservato dall’esterno così ho potuto godere del clima della Compagnia di K.: il linguaggio che andava oltre la lingua, oltre il contatto, oltre la comprensione. Vedo negli incontri una “zona” franca: la libertà espressiva dei partecipanti, l’intesa del gruppo, la forma libera dell’interazione culturale. La più bella forma di resistenza, di insistenza, che ho potuto conoscere rispetto al tema delle migrazioni.  Dopo piccole collaborazioni abbiamo capito che era giunto il momento di confrontarci concretamente rispetto all’idea di realizzare un film che raccontasse l’esperienza della Compagnia di K.. Il mese dopo avvenivano i nostri primi incontri di scrittura del soggetto. Con Linda, abbiamo deciso di adottare un linguaggio di finzione, pur evitando di allontanarci dalla realtà: per le storie raccontate ci siamo confrontati dapprima con i partecipanti al laboratorio, per condividere le intenzioni e per raccogliere ulteriori volontà di racconto. Sono state raccolte storie e aneddoti del passato, per essere riscritti in chiave cinematografica e riconsegnati agli attori che li hanno interpretati. Quasi tutti interpretano se stessi, comprese le tre figure guida: Linda alla regia della Compagnia, Estelle Franco nel ruolo di direction d’acteurs (anche dietro le quinte del set cinematografico) e Michelangelo Dalisi nell’approfondimento dell’utilizzo della maschera nel teatro.” Ha invece detto con soddisfazione Linda Dalisi: “Questo spazio è nato sei anni fa e da allora vive in cento metamorfosi. Questo luogo è una casa che si forma ogni volta che ci incontriamo. Ovunque sia. Questa casa sta. E in questa casa si può stare nel modo che si sceglie.”