Mamme Imperfette, la pièce teatrale tratta dal libro “28 giorni” di Francesca Cutino

In occasione della settimana mondiale del libro e del diritto d’autore la sezione DONNA della Biblioteca Francesco Morlicchio presenta ‘MAMME IMPERFETTE’ pièce teatrale tratta dall’opera letteraria “28giorni – Storie di Madri” di Francesca Cutino La sezione Donna della Biblioteca Morlicchio di Scafati presenta ‘Mamme imperfette’, pièce teatrale tratta dall’opera letteraria “28giorni – Storie di Madri”, (Albatros edizioni) della giornalista e scrittrice Francesca Cutino. Lo spettacolo gratuito, che si terrà nella sala consiliare Venerdì 5 Maggio alle 10,30, sarà aperto a tutti e vedrà la presenza degli studenti e delle studentesse dell’Istituto Einaudi di Scafati e della sua Coordinatrice Danila Scognamiglio. “Al centro della storia – spiega l’autrice – così come nel libro, ci sono sempre loro, le sette meravigliose mamme che hanno scelto di raccontare le loro emozioni. Emozioni dirompenti, vere, che se nell’opera letteraria sono percepite attraverso un racconto, nella rappresentazione teatrale, arrivano dirette al cuore di chi le ascolta. Il sovrapporsi di arti diverse è il valore aggiunto che ho voluto dare alla rappresentazione”. Ad introdurre la manifestazione sarà la Direttrice della Biblioteca Maria Benevento. Le diverse storie saranno interpretate da due bravi attori, Francesca Coppola e Manuel Longobardi, provenienti dalla compagnia stabile dei ragazzi ‘Filippo Sgruttendio de Scafato’. La voce narrante è, invece, affidata alla giornalista e presentatrice Lia Cutino, gli interventi musicali sono curati da Pietro Bicezio. Nell’arco della rappresentazione, inoltre, l’artista scafatese Orsola Supino realizzerà un’estemporanea di pittura, che sarà messa in palio tra i ragazzi dell’istituto Einaudi, nell’ambito di un concorso letterario sul tema, appunto, delle mamme.

XXIX edizione del Premio Charlot: cresce la giuria di esperti e addetti ai lavori

Iniziano i lavori per la XXIX edizione del Premio Charlot, in programma a Salerno da luglio ad agosto del 2017, che si preannuncia ricca di novità e sorprese. Tra le primissime novità la composizione della giuria che avrà il compito di assegnare le ambite statuette in ceramica vietrese raffiguranti Charlie Chaplin (di cui quest’anno ricorrono i 40 anni della sua dipartita). I componenti della giuria dovranno, infatti, decidere, proprio in questi giorni, a chi saranno assegnati i Premi Charlot per le categorie Cinema, Teatro, Fiction, Televisione, Pubblicità, Radio.

A presiedere la giuria il giornalista Nino Petrone.

Vice presidente Valerio Caprara (critico e giornalista de Il Mattino)

Gli altri componenti, rigorosamente in ordine alfabetico, sono: Marino Bartoletti (giornalista, critico musicale), Andrea Biondi (Sole 24 ore), Annabella Cerliani (autrice e regista), Alessandra Comazzi (La Stampa), Gianfranco Coppola (Tg3 Rai Campania), Titta Fiore (Il Mattino), Luigi Grispello (presidente Agis), Umberto Inverso (dirigente Agis), Claudio Mattone (compositore), Pierfrancesco Pingitore (Autore e regista), Roberto Ritondale (Ansa), Roberto Rosseti (giornalista Rai), Claudio Tortora (patron del Premio Charlot), Enrico Vanzina (Regista), Maria Volpe (Corriere della Sera), Mario Zaccaria (giornalista Ansa Campania).

Il 6 aprile la festa dei folli inaugurazione la rassegna cinematografica “per Incanto o per Delizia”

Sarà la proiezione del film, IN THE MOOD FOR LOVE del regista cinese Wong Kar-wai,  vincitore, anche, del César per il miglior film straniero 2001, a inaugurare, giovedì 6 aprile 2017  alle ore 20.30, la rassegna cinematografica per INCANTO o per DELIZIA del ristobistrò culturale la festa dei folli.

Esiste un antico legame tra cinema e cibo. La settima arte, forse più di ogni altra, è stata in grado di scandagliare ogni sfumatura  dell’enogastronomia, dando vita a pellicole traboccanti di cibarie, che hanno fatto la storia della cinematografia internazionale. Da assaporare con gli occhi.

Sono innumerevoli nel mondo del cinema come in quello della letteratura gli intrecci con il cibo, un elemento talmente importante e pervasivo nella nostra quotidianità da rappresentare una delle grandi metafore dell’esistenza.

Utilizziamo il cibo per veicolare messaggi, per trasmettere valori culturali, per comunicare con gli altri e raccontare momenti e cambiamenti della nostra vita.

Il cibo e la cucina, come occasione di scambio e di convivialità; il cibo come espressione di cultura e di sapere, come elemento rappresentativo di una condizione sociale e dell’esistenza. Il cibo come passione o come memoria, legame con il territorio e con antiche tradizioni gastronomiche.

Cinema e cibo. Entrambe forme d’arte, entrambe grandi passioni fatte di talento, genio e tradizione, dal fascino potente e irresistibile per molti.

Con il patrocinio morale dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nola, retto dalla assessora arch. Cinzia Trinchese, la rassegna cinematografica per INCANTO o per DELIZIA del ristobistrò culturale la festa dei folli si svolgerà nel mese di aprile, tutti i giovedì alle 20:30.

Dopo la visione di In the mood for love, il 13 aprile, in occasione del cinquantenario della morte di Totò, ci sarà Miseria e nobiltà, quindi, il 20 aprile, la fresca sensualità dell’opera prima, Big night, infine, il 27 aprile, ci lasceremo trasportare sulle strade del vino della California dal road-movie, Sideways.

Quattro film da gustare, un assaggio di viaggio del cinema nell’eno-gastronomia.

Quattro titoli selezionati tra film cult della storia del cinema, pellicole di più recente distribuzione, spaziando tra cinematografie europee ed extra europee: vari linguaggi audiovisivi, vari generi cinematografici per “ascoltare e vedere” il cibo. Ogni proiezione sarà preceduta da una breve spiegazione del film.

Inoltre saranno, di volta in volta, distribuite le schede dei film, corredate da una delle ricette proposte nella pellicola proiettata. Non solo guardare, ma anche sperimentare.

Al termine della proiezione ci sarà un buffet che proporrà i piatti che sono stati protagonisti del film.

 

Continua la stagione “Senza sipario” al Foyer 900 di Scafati con la compagnia Trikkeballakke

Continua la stagione Senza Sipario domenica 2 aprile alle ore 18,30 al Foyer 900 di Scafati. Nella prima parte di “Volevo un uomo, voglio un uomo” siamo nel ‘700 in una casa di una brava signora e le due figlie sono in età da marito. Tutti si danno da fare pe’ truva’ sti marite! Nella seconda parte siamo ai nostri tempi e in presenza di uno psicologo convengono alcune donne a raccontare che il marito lo hanno trovato ed è stato peggio. Per alcune era meglio ca nun ‘o truvaveno. Qualcun’altra ‘o sta ancora aspettanne! Dal 1717, quando due ragazze cercavano marito e volevano e si dovevano sistemare con un buon partito… al 2017, quando più donne, oramai di tutte le età, cercano, vogliono e perdono il marito… cosa è cambiato? I ricci e i capricci di moda tre secoli fa appaiono più bizzarri e forse ci fanno più ridere perché sono lontani.. ma sono comunque i nostri capricci. Forse gli stessi di questa nostra epoca. Anzi, oggi tutto è più complicato. La scena di “Volevo un uomo, voglio un uomo” non a caso si svolge durante il tempo antico in un ambiente di casa, dove avvenivano le visite, gli incontri e le dolci e amare conseguenze dell amore… Mentre in quella di oggi, durante il tempo a noi contemporaneo, le riflessioni si fanno in uno studio di psicologo, in un consultorio familiare. Solo lì evidentemente, neanche più davanti al confessionale, possiamo raccontare i nostri problemi, sversare il nostro amaro veleno quotidiano. Tutto questo, il tempo antico e il tempo moderno, raccontato in modo comico. Molto comico. Perché, come è mio solito, il dramma dell’amore o il dramma in genere, mi piace raccontarlo con la risata. Con tutto il rispetto e il garbo occorrente per il dramma, beninteso, ma ridiamo dei nostri modi di fare, delle nostre esistenze… É meglio!!

Il 3 aprile “Corpi Scelti” in scena all’Auditorium di Pagani

Lunedi 3 aprile, alle ore 21, presso l’Auditorium S. Alfonso Maria de’ Liguori a Pagani in scena “Corpi scelti- trittico carnale” di  Angela Matassa, Anna Mazza, Roberto Russo per la regia di Peppe Miale e con Laura Borrelli, Gioia Miale e Imma Pagano. L’organizzazione è affidata a Casa Babylon. Tre corpi. Belli, scelti, selezionati. Tre donne. Tre storie. Apparentemente molto diverse tra di loro, le vicende delle tre protagoniste hanno un filo rosso che le unisce e le separa continuamente. Il loro è il linguaggio del Corpo, che parla, comunica, propone.
“Corpi scelti” è il progetto drammaturgico di Angela Matassa, Anna Mazza e Roberto Russo che hanno elaborato un testo “trino e uno”, spirato al mondo femminile, in cui dominano l’ironia e il surreale. Il Corpo della donna, o solo alcune parti, diventano metafora dell’oggi instabile e caotico. Il Fisico con la sua forte presenza diviene spunto per un’indagine psicologica ma nello stesso tempo denuncia il Burattino-uomo/Donna che in ogni momento è a un passo dal perdersi, per la crisi, per la fragilità umana, per gli attentati a certezze e valori, che caratterizzano la nostra quotidianità.
“Volego gli occhi blu” di Angela Matassa, “Taglio netto” di Anna Mazza, “Cu-lotteria” di Roberto Russo, diventano l’atto unico “Corpi scelti”, una messinscena divertente e provocatoria che tocca i bisogni reali, i sogni, le illusioni che appartengono a tutti noi. L’azione si svolge in un moderno condominio, in cui le tre protagoniste vivono i propri dubbi come dialogando tra di loro. Il finale inaspettato le farà incontrare in una condivisione surreale e sorprendente.

La Baracca dei Buffoni presenta “Come una bestia” al Teatro Rostocco di Acerra

Sabato 25 marzo domenica 26 marzo al Teatro Rostocco (via Calzolaio n. 9, Acerra – NA) la Baracca dei Buffoni presenta Come una bestia, con Antonio Perna, per la regia di Orazio De Rosa. Uno scarafaggio arrampicatore sociale, uno scorpione killer, una spugna che vuole smettere di bere, un pappagallo che parla d’amore: Viskovitz è ognuna di queste bestie e molte altre ancora, alle prese con le loro bizzarrie, nevrosi, vanità. COME UNA BESTIA è un tour de force di comicità e intelligenza, dove il gergo scientifico diventa invenzione linguistica, la battuta aforisma. Attacchi folgoranti danno vita a intrecci pieni di sorprese, che spaziano dalla gag comica al western, dall’assurdo al blues. Sono favole ironiche che illuminano un mondo in cui si fatica a essere animali e si finisce per diventare bestie.

Lo spettacolo è uno degli appuntamenti organizzati in collaborazione con NCT (misura finanziata da Funder35 e Fondazione Con Il Sud) che ha scelto i lavori tra i partner al progetto e di compagnie emergenti che hanno difficoltà a circuitare.

Al Teatro delle Arti debutta “Nati 80” per la regia di Antonella Ronga

Debutta il 24-25-26 Marzo la produzione per il 2017 della Stabile del Teatro delle Arti il lavoro NATI 80 di Claudio Tortora per la regia di Antonella Ronga. Dopo il successo di pubblico e critiche del lavoro Un Uomo Medio sempre scritto da Claudio Tortora e diretto da Antonello Ronga, al teatro Totò di Napoli,dove è stato rappresentato per due settimane ,venerdì 24 Marzo con repliche il 25 ed il 26 , debutta al Teatro delle Arti un nuovo lavoro NATI 80. La Stabile del teatro,ormai collaudato ensemble teatrale,,si ripropone al pubblico ,con questa nuova produzione,dopo aver presentato con successo nel corso di questi anni Vita d’artista,C’era una volta 60,Uomo Medio. Dice l’autore, nonché direttore del teatro delle Arti Claudio Tortora: “Questa produzione racconterà storie di vita ed amori,dei nati negli anni 80 ,che si muoverà tra amori,passioni,turbolenze sentimenti inquieti,tradimenti, un susseguirsi di situazioni che avvolgono il percorso di quattro coppie di giovani quarantenni .Una riflessione su una fascia di età che per diversi motivi ha subito e subisce le tante evoluzioni in negativo che i nostri tempi hanno avuto che certamente sono state le conseguenze anche dei comportamenti della generazione che li ha preceduti e generati.” Caduta di valori,insicurezza ,depressioni,segnano passo dopo passo la trama di questa piece teatrale.Una full immersion in questo spaccato di vita che lascerà sicuramente un segno nello spettatore ed in particolare in chi ha vissuto e vive situazioni analoghe. Una bella prova di attore per i giovani e sono tanti che si propongono in questa piece,protetti da tre riferimenti artistici come Renata Tafuri,Cinzia Ugatti e Claudio Lardo.Una proposta tutta made in Salerno, diretta da una giovane ma già esperta regia di Antonello Ronga e vestita nelle scenografie e nel disegno luci ed audio dalla Bottega San Lazzaro fondata dal compianto ma sempre presente Peppe Natella , con Raffaele Sguazzo,Niky Giunti Salvatore Acconciagioco

Nutrito il cast di attori,per raccontare questa storia scritta da Claudio Tortora per la regia di Antonello Ronga .

CLAUDIO LARDO

CINZIA UGATTI

RENATA TAFURI

MARIA CHIARA BASSO

FEDERICA BUONOMO

FORTUNA CAPASSO

MAURO COLLINA

GIANNI D’AMATO

MARTINA JACOVAZZO

CRISTINA MAZZACCARO

ALESSANDRO MUSTO

ENZO TRIGGIANO

LUCA TORTORA

VALENTINA TORTORA

Direzione di Scena Francesco Sommaripa e Francesca Canale

“Scenari Pagani” saluta con “Fuori Classe”

Scenari pagani” saluta portando in scena la compagnia di casa. Come da tradizione, uno degli spettacoli della rassegna guidata Nicolantonio Napoli lascia spazio agli attori forgiati all’interno della bottega di formazione continua sul teatro di Casa Babylon. Per la ventesima edizione della rassegna, che stavolta ha come tema “cambio senso”, Casa Babylon Teatro ha scelto per la chiusura di portare in scena “ Fuori Classe”.L’appuntamento è per sabato 25 marzo 2017 alle ore 21.00 al Teatro del Centro Sociale di Pagani (SA). Alle 20.30 va “in scena” l’AperiSpettacolo “Tarallucci e Vino”, organizzato in collaborazione con Ritratti di Territorio della giornalista Nunzia Gargano, e che per l’ultima serata affianca uno spettacolo ironico giocando anch’esso con ironia sul suo nome. Ed ecco che l’apprezzato AperiSpettacolo si declina nella formula pura abbinando ai “tarallucci” del Panificio Malafronte di Gragnano (NA) il “vino” della casa Santacosta di Torrecuso (BN).

Lo spettacolo “Fuori Classe”, costruito, vissuto e fatto crescere nel corso dei laboratori di teatro dello scorso anno, è una riflessione irriverente, ironica e divertita, che pungola a ragionare fuori dagli schemi su, appunto, la crescita. Dedicato a Tadeusz Kantor, uno dei più grandi maestri della scena mondiale, e molto liberamente ispirato al Pinocchio di Collodi, lo spettacolo richiama l’universo circense come metafora di una vita in perenne esercizio acrobatico.

Fata, Lucciola e Bugia erano tre note di un accordo, ma poi Bugia, crescendo, è cambiato, si è allontanato lasciando di sé l’indelebile ricordo dell’energia pura, delle risate di pancia, della fresca disubbidienza. Ma è un ricordo forte solo in alcuni. In molti è ormai sbiadito, una eco lontana. E ora quelli che sono rimasti sono da soli a urlare il loro diritto di essere ragazzi, di sbagliare senza i consigli di ‘insentibili maestri’, di riprendersi lo spazio vitale della fantasia, dei giochi contro ogni forma di autorità perché essa non spiega, non dialoga, ma si impone in modo vessatorio.
Vaccinati contro i furbetti che gli raccontano le storie più incredibili e con una vera attrazione ipnotica per il teatro di Mangiafuoco.

L’agire scenico riverbera una serie di domande. Come si diventa quando ci si fa adulti e si smette di lottare? Come ci si trasforma, nel corpo, nella faccia, nelle parole, nelle idee, nei sogni? Cosa di noi sarà più riconoscibile, da quello che eravamo e sognavamo da ragazzi? E’ un interrogativo questo, che investe appunto la crescita e che include anche la riflessione sul percorso di artisti che vogliono trovare una morale profonda al loro ‘fare teatro’. Trovare il coraggio di scegliere un percorso preciso, fissare la convinzione che il teatro non può che essere rivolta, e insieme ricerca, per trasmettere questo senso di ribellione senza esserne sopraffatti.

Alla Sala Pasolini Luci della città/Stefano Cucchi spettacolo di denuncia per non dimenticare

Uno spettacolo forte, per non dimenticare, prodotto da ONG Teatro, ex Asilo Filangieri, dedicato alla tragica vicenda di Stefano Cucchi, un ragazzo di 31 anni, morto mentre era sotto la custodia dello Stato. Casa del Contemporaneo ospita a Salerno, sul palco della Sala Pasolini, una storia simbolo di tante ingiustizie. In scena sabato 18 marzo (ore 19) e domenica 19 marzo (ore 18), “Luci della città/Stefano Cucchi”, testo e regia di Pino Carbone, con Francesca De Nicolais, che unisce la leggerezza di  Charlot nel film “Luci della città” – in cui si improvvisava inverosimile boxeur – alla gravità di quanto  accaduto a Stefano Cucchi, un improbabile peso piuma, che praticava boxe a livello amatoriale. La sensazione è quella di assistere a uno spettacolo che non dovrebbe avere luogo. Perché di Stefano Cucchi, a teatro, non si dovrebbe parlare. Perché è una storia che nessuno vuole sentire. Perché non c’è niente da rappresentare. Un ragazzo di 31 anni è morto. È entrato in carcere sulle sue gambe, è uscito cadavere dal reparto di medicina protetta di un ospedale una settimana dopo. Senza poter vedere i suoi familiari, senza potersi neppure cambiare i vestiti e la biancheria. Sul suo corpo sfigurato vistosi segni, in quel letto d’ospedale i sudori acidi di una solitaria astinenza. La vicenda di Stefano Cucchi è emblematica di qualcosa che non va, di qualcosa che ci riguarda. Che dovrebbe riguardarci tutti, se avessimo occhi.

Venerdì 17 marzo alla stagione Mutaverso Teatro il pluripremiato “Esilio”

Venerdì 17 marzo all’Auditorium del Centro Sociale di Salerno, alle ore 21, la seconda stagione Mutaverso Teatro, diretta da Vincenzo Albano, “Esilio”, prodotto da Piccola Compagnia Dammacco, ideazione, drammaturgia e regia Mariano Dammacco, in collaborazione con Serena Balivo, con Serena Balivo, Mariano Dammacco. Lo spettacolo ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti:  vincitore del Last Seen 2016; miglior spettacolo dell’anno di Krapp’s Las Post; spettacolo finalista al premio Rete Critica 2016. La protagonista femminile, Serena Balivo, è stata finalista al Premio Ubu 2016. “Esilio”, proposto dalla compagnia modenese, fa parte della “Trilogia della Fine del Mondo”, ideata nel 2010 da Mariano Dammacco e in corso di realizzazione. Il primo spettacolo è stato “L’ultima notte di Antonio”, il terzo sarà “La buona educazione”. “Esilio” racconta la storia di un uomo – come tanti al giorno d’oggi – che ha perso il suo lavoro e insieme, al suo lavoro, gradualmente perde un proprio ruolo nella società fino a smarrire la propria identità. Gli spettatori partecipano al goffo e grottesco tentativo di quest’uomo di venire a capo della situazione dialogando con se stesso e con le sue ossessioni. I linguaggi scelti sono quelli del surrealismo e dell’umorismo perché lo spettacolo possa offrire a ogni spettatore visioni della vita di tutti noi in una forma trasfigurata che ne evidenzi le contraddizioni e suggerisca qualche interrogativo su questo nostro modo di vivere. Mariano Dammacco, attore, autore, regista e pedagogo teatrale di esperienza ventennale, ha portato i lavori realizzati con la Compagnia all’interno di festival quali Primavera dei Teatri, Asti Teatro, Castel dei Mondi, Vie, Torino Fringe Festival, L’opera galleggiante e Il giardino delle esperidi, ed ha avviato collaborazioni con ERT-Emilia Romagna Teatro, ATERAssociazione, Teatrale Emilia Romagna, Regione Emilia Romagna, L’arboreto Teatro Dimora, Campsirago Residenza.

Scenari pagani presenta “Capatosta” della Compagnia Crest

Cosa nasce dall’incontro tra una realtà teatrale che va solidamente avanti da 40 anni in una città che per 30 anni è rimasta senza teatro e le storie dei lavoratori del più grande stabilimento industriale d’Europa, l’Ilva, che svetta sulla stessa città: Taranto? Viene fuori “Capatosta” della Compagnia Crest, sesto appuntamento della rassegna “Scenari pagani” venerdì 17 maggio al Teatro del Centro Sociale di Pagani alle ore 21.00.

Capatosta” è pregevole pièce di teatro “necessario”, col suo ritmo e la sua costruzione scenica fa ridere il pubblico, ma lo commuove anche coinvolgendolo pienamente nella storia. Uno spettacolo piacevole, mai pesante, che riesce ad ottenere ciò che sta a cuore a Casa Babylon che, con la direzione artistica di Nicolantonio Napoli, organizza da 20 anni la rassegna: far sì che lo spettatore non resti passivo sulla sua poltrona, ma che, di fronte ad uno spettacolo interessante, abbia anche quel sobbalzo che porta alla riflessione sullo status quo.

Sulla scena i due protagonisti (Gaetano Colella che è anche autore, e Andrea Simonetti) impersonano due operai dell’Ilva di Taranto, ognuno “capatosta” a modo suo. Il primo è un veterano, venti anni di servizio alle spalle e un carattere prepotente, di chi si è lavorato la vita ai fianchi e il poco che ha lo difende coi denti, compreso il suo piccolo desiderio: fuggire da Taranto, coi suoi figli, per non tornarci più. Il secondo è una matricola, un giovane di venticinque anni appena assunto nello stabilimento. I due potrebbero essere padre e figlio.

Siamo in uno dei tanti reparti giganteschi della fabbrica, Acciaieria 1 reparto RH. Qui l’acciaio fuso transita per raggiungere il reparto della colata e gli operai sono chiamati a controllare la qualità della miscela. Dal 1962 ci sono generazioni di operai che si avvicendano, si confrontano, si scontrano e si uniscono. I padri hanno fatto posto ai figli e ai nipoti senza che nulla sia intervenuto a modificare questo flusso di forza lavoro. Si sono tramandati saperi ed esperienze così come usi e abusi. Sembra che in questo scenario nulla sia destinato a mutare. Ma è davvero così?

Capatosta” ci prende a pugni nello stomaco. Un esempio di teatro sociale fatto con mezzi rigorosi (e non minimi) e recapitato con una regia e un’esecuzione eleganti, non ingombranti, al servizio di una denuncia frontale sì dello scandalo industriale, ma ancor di più del terreno (sotto)culturale che lo riceve, tra l’utopia di una riaccesa miccia di lotta di classe e l’ignavia in cui gli operai rischiano di scivolare.

Come da consuetudine alle 20.30 ci sarà l’AperiSpettacolo Tarallucci e Vino, curato da “Ritratti di Territorio” della giornalista Nunzia Gargano. A guidare l’excursus tra i sapori tradizionali della Campania ci sarà l’associazione “Amici di Villa Calvanese”. Protagonisti i tarallucci ed i prodotti da forno del panificio Malafronte di Gragnano ed il vino della casa vinicola Santacosta di Torrecuso (BN)

Il Crest nasce a Taranto nel 1977 e, con Gianni Solazzo e Mauro Maggioni prima e Gaetano Colella poi, porta avanti in un ambiente difficile – sia socialmente che culturalmente – un discorso teatrale coerente e innovativo, raccontando vite complicate, sogni ostinati, incontri tra culture e condizioni differenti, cercando di coniugare i linguaggi della tradizione con quelli della ricerca teatrale contemporanea. Inserito dal 1992 dalla presidenza del Consiglio dei Ministri nell’elenco delle “…compagnie che svolgono ad alto e qualificato livello attività nel campo del teatro per l’infanzia e la gioventù”, il Crest ha scelto quali interlocutori privilegiati i bambini, i ragazzi e i giovani, con l’intento di creare un punto di riferimento culturale e professionale forte. L’obiettivo, da sempre, è stato anche quello di superare le barriere tra i pubblici: le sue produzioni sono presentate in programmazioni serali e rassegne per le scuole, in cartelloni di ricerca e stagioni di prosa, oltre che in festival di settore. Da segnalare che è stato finalista per il Premio ETI-Stregagatto con gli spettacoli “La neve era bianca” nel 1999, “La mattanza” nel 2000, “Cane nero” nel 2001 ed ha prodotto lo spettacolo vincitore del Premio Scenario 2005, “Il deficiente”.

Dopo 30 anni di attività “senza fissa dimora”, dal 23 gennaio 2009 il Crest dispone di 1000 metri quadrati di “teatro da abitare”, il TaTÀ, nel quartiere popolare ed operaio per eccellenza della città, il rione Tamburi appunto, il più contiguo alle svettanti ciminiere Ilva. Un teatro che mira a diventare polo di attrazione di artisti italiani e stranieri, diventando modello di mediazione tra il teatro e le altre forme di comunicazione/creazione quali la scrittura, la pittura, il video, la danza, la musica. Un teatro sempre aperto, che alla produzione di spettacoli e all’ospitalità di altre compagnie teatrali, unisce proposte di formazione, incontri e laboratori per le scuole, percorsi di ricerca drammaturgica, attività, comunque, volte al dialogo e al confronto con il territorio, attraverso la promozione e la cura di eventi teatrali di particolare interesse .

Leviedelfool in “Requiem for Pinocchio” Sala Ichòs dal 17 al 19 marzo

Ospite a Sala Ichòs (via Principe di Sannicandro – San Giovanni a Teduccio, Na), dal 17 al 19 marzo, la compagnia Leviedelfool con Requiem for Pinocchio – La scoperta dell’esistenza di e con Simone Perinelli.  Lo spettacolo, vincitore del “Premio Anteprima” 2012 e del “Premio Bianco e Nero” della Civica Accademia di Arte Drammatica Nico Pepe, è il punto di partenza di una riflessione sviluppatasi nella TRILOGIA DELL’ESSERE, che articolandosi in altri due capitoli attraverso i monologhi MACARON – La R-Esistenza e LUNA PARK – Do You Want a Cracker? (in scena la prossima settimana), vuole essere un tentativo per indagare i meandri dell’esistenza attraverso i temi cari all’esistenzialismo e in particolare al pensiero e all’opera di Albert Camus. Un processo.  Il giudice: “Signor P, questa corte le attribuisce le accuse suddette e le domanda: come si dichiara l’imputato?” Pinocchio: “Innocente, Vostro Onore! Ho poi… avrei anche una richiesta: vorrei giustappunto tornare burattino!” “Di conseguenza Vostro Onore, approfitterei dell’udienza per chiedere di tornar allo stato naturale delle cose, ché, senza offender nessuno voler, da essere umano proprio non mi trovo. Poiché da burattin mai nessuno mi disse che divenir bambin significasse crescer, diventare ometto, uomo, vecchio poi morire. Ma la morte niente poi sarebbe, se non fosse che nel bel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai a dover lavorar per campare e la via della felicità s’è smarrita! Quindi, a prescindere da quel che sarà la sentenza, vi dico che questo vostro viver si chiama sopravvivenza. Preferisco faticar per uscir da una balena, che non per esser libero un sol giorno a settimana, ché non mi bastan 4 giorni al mese per vivere la vita, quindi la lascerei a voi questa fatica e non perché sia tipo da battere la fiacca, no, ma stavo meglio col cappio al collo che col nodo di cravatta. Se non dispiace Vostro onore tornerei alle mie peripezie, piuttosto il paese dei balocchi, ma non quello delle lotterie! Quanto alle accuse, tutto iniziò così… C’era una volta… No! C’era una notte…”. Nel dare voce al famoso burattino, abbiamo lavorato cercando di immaginare un possibile percorso che desse un seguito alla favola stessa raccontando la vita che Pinocchio “vivrà” nel mondo reale. Pinocchio diventa così un pretesto, uno sguardo preso in prestito dal quale osservare con occhio limpido, infantile e ribelle il mondo che ci circonda e la vita che affrontiamo quotidianamente. Così ci siamo concessi questa chiave di lettura per andare più a fondo nell’affrontare le tematiche del lavoro totalizzante e precario, dell’emancipazione, della mercificazione del tempo e dell’essere, dell’anestesia dei sogni e del consumismo di ennesima generazione per operare un’analisi attenta e reattiva rispetto ad un quesito significativo della vita: cosa significhi essere umano? Il burattino diventato umano suo malgrado si stacca dalla classica messa in scena del testo di Collodi, per destreggiarsi nel nostro mondo dove la favola non è che un lontano ricordo, una delle tante versioni dei fatti. L’obiettivo è stato sin dall’inizio quello di mettere sul palcoscenico le due vite di Pinocchio, quella da burattino e quella da essere umano. Il secondo obiettivo: teatralizzare il racconto, renderlo vivo, organizzandolo in una sequenza di quadri che si succedono a ritmo incalzante. Il terzo obiettivo, quello di non utilizzare effetti speciali o grandi impianti scenografici. Per questo abbiamo optato per l’essenziale: un tavolo, un microfono e un’asta e di conseguenza abbiamo prediletto la caratterizzazione dei personaggi di Collodi attraverso un lavoro attoriale sul corpo e sulla voce ispirandoci alla frase di Ennio Flaiano: “Il gioco è questo: cercare nel buio qualcosa che non c’è… e trovarla!”